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Dal 2021 è in vigore il Sustainable Finance Disclosure Regulation. La CSRD è considerata la possibile soluzione per l’obbligatorietà del reporting

La cornice europea per l’applicazione dei criteri ESG è in vigore da due anni. Nel 2019 è stato delineato infatti il Sustainable Finance Disclosure Regulation (SFDR) – implementato appunto dal 2021 – che si inserisce all’interno del Piano d’Azione per la Finanza Sostenibile

L’SFDR ha l’obiettivo di introdurre informazioni obbligatorie e standardizzate sulle caratteristiche ESG dei prodotti di investimento, contrastando così l’ecologismo di facciata, il cosiddetto greenwashing finanziario. Spesso si trovano fondi che si dichiarano sostenibili pur avendo nel proprio portafoglio aziende che operano nel settore dei combustibili fossili. E questo avviene per l’assenza di obbligatorietà di reporting.

Per superare questo impasse, la Commissione europea sta studiando due ulteriori normative che andranno a integrarsi al Piano d’Azione per la Finanza Sostenibile. La prima è la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), di cui abbiamo trattato in precedenza, che renderà obbligatorio per le società pubblicare obiettivi e politiche di sostenibilità. L’altra è la Corporate Sustainability Due Diligence (CSDD), al momento ancora in fase di consultazione e che dovrebbe diventare operativa entro un paio di anni. 

La normativa SFDR riguarda tutti i prodotti gestiti da società d’investimento con sede nell’Unione europea. Influisce soprattutto sulle strategie che cercano di applicare criteri ESG nel processo decisionale del portafoglio. Sono previste tre categorie distinte, in base alla sezione del Regolamento applicabile nei singoli casi: l’art.6 riguarda i prodotti che si limitano a valutare e gestire i rischi di sostenibilità; l’art.8 riguarda i prodotti che promuovono aspetti ambientali e sociali, integrando i criteri ESG nel processo di investimento; l’art.9 riguarda i prodotti che si pongono un obiettivo sostenibile e che puntano a ottenere specifici risultati di sostenibilità, perseguendo anche risultati finanziari. 

Questi prodotti mirano a ridurre eventuali effetti negativi di ordine ambientale, sociale o di occupazione, facendo in modo che nel processo decisionale delle aziende si tenga conto anche del rispetto dei diritti umani, la lotta alla corruzione e alle tangenti. Il Regolamento SFDR permetterà agli asset manager di dichiarare quale percentuale del patrimonio affidato alla loro gestione si classifica ai sensi dell’art.6, dell’art.8 o dell’art.9. L’SFDR prova a dare risposte alle difficoltà incontrate dagli investitori “responsabili” data dalla mancanza di regole, dati e definizioni comuni, sia rispetto alle strategie che ai risultati. Il Regolamento è la risposta dell’Unione europea di dare una forma a tutto questo, di indirizzare gli investimenti in business sostenibili, perché è innegabile che la crescita del settore degli investimenti responsabili ha subito un’accelerazione negli ultimi anni e la quantità di dati misurabili e verificabili è aumentata di pari passo. Quindi, quantificare e comparare i risultati ESG in questo momento è più efficace che in passato e in generale la sostenibilità ora è centrale nelle politiche europee e nazionali. 

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