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Tra le ipotesi, un test sui consumatori e il riferimento alla tassonomia Ue

Lo spauracchio, l’incubo delle aziende, ma un tema cruciale anche per l’Ue. Il greenwashing, al centro dei pensieri dell’autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (Esma) che ha fornito nei giorni scorsi una serie di indicazioni alla Commissione europea sul tema, per delineare un quadro che vada a rassicurare chi vuole puntare su fondi o investimenti sostenibili. I test sui consumatori e sul settore di riferimento e la tassonomia europea come faro (da completare), riferimento per la valutazione della sostenibilità e quindi da inserire nella legislazione sulla finanza sostenibile, sono alcune delle indicazioni prodotte da Esma. 

Come scritto nei giorni scorsi, il greenwashing lascia sempre più il segno anche sui consumatori, oltre a rappresentare il terrore mai nascosto delle imprese. Secondo un’indagine di Deloitte, sei consumatori su dieci non procedono agli acquisti in caso di informazioni fuorvianti e di ambientalismo di facciata sul marchio che realizza il prodotto. In questo caso il 17% interrompe l’acquisto di un prodotto della stessa marca, mentre il 42% invece preferisce limitare gli acquisti dei prodotti di quel marchio, senza eliminarlo definitivamente dal carrello della spesa.

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