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La direttiva sulla rendicontazione societaria in materia ambientale dovrà essere recepita entro 18 mesi dai paesi membri dell’Unione europea

Obblighi di trasparenza più dettagliati sull’ambiente, oltre che sui diritti umani e standard sociali. Le imprese europee obbligate a rendere pubblici i dati sul loro impatto ambientale, sociale e sui rischi di sostenibilità a cui sono esposte con l’obiettivo di ridurre il fenomeno del greenwashing e creare il terreno fertile per far nascere standard di rendicontazione di sostenibilità trasparenti.

La direttiva CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive), approvata a novembre dal Parlamento europeo e che dovrà essere recepita entro 18 mesi dai paesi membri dell’Unione europea, segna un netto cambio di passo nel rapporto tra le imprese e la sostenibilità. In pratica, la dichiarazione di sostenibilità ambientale sarà equiparata a quella finanziaria. Viene così sorpassata la Non Financial Reporting Directive (NFRD), che consentiva al singolo operatore di individuare lo standard di rendicontazione. 

In ogni caso, il percorso che porterà all’entrata in vigore della rendicontazione societaria in materia ambientale è graduale: le prime ad essere interessate da gennaio 2024 saranno le grandi imprese di interesse pubblico con più di 500 dipendenti, già soggette alla DNF (Dichiarazione Non Finanziaria), con scadenza della pubblicazione dei dati nel 2025. L’anno successivo toccherà poi alle grandi imprese non ancora soggette alla DNF, quindi quelle con più di 250 dipendenti oppure da 40 milioni di euro di fatturato, oppure 20 milioni di euro di attività totali con scadenza di pubblicazione dei dati nel 2026. Dal 2026 saranno le pmi (ma possono non partecipare fino al 2028) ad assolvere il compito e così le altre aziende quotate in Borsa, con scadenza della pubblicazione nel 2027. 

Le aziende attraverso la CSRD andranno a comunicare i dati ESG, riguardanti la strategia aziendale e la sua compatibilità con la transizione verso un’economia sostenibile e verso la neutralità climatica, gli obiettivi fissati e i progressi raggiunti, gli impatti negativi sull’ambiente attribuibili all’impresa e alla sua catena di approvvigionamento. Inoltre, ci sarà la descrizione di come la società tiene conto degli interessi degli stakeholders, la descrizione degli asset intangibili e le metodologie utilizzate per il tracciamento e la presentazione delle informazioni inserite nella dichiarazione. 

Si tratta di un’ulteriore dimostrazione al mondo di quanto l’Europa sia in prima linea per rispettare gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030: una cultura di impresa che guarda all’ecosistema, oltre che al profitto egli stakeholder.

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