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Indagine Up2You Insight: il greenhushing rende complicato il monitoraggio della sostenibilità del mercato

Lavorare per abbattere le emissioni di carbonio. Ma non comunicarlo. Si chiama tecnicamente greenhushing. Il fenomeno è sconosciuto ma sempre più diffuso: la società di consulenza svizzera South Pole ha intervistato i referenti di circa 1200 aziende che avevano fissato l’obiettivo dell’azzeramento delle emissioni di gas serra: una su quattro, intorno al 25% non ha intenzione di rendere noti i piani sostenibili. Eppure tra i motivi che le hanno spinte verso la realizzazione di campagne di informazioni e di trasparenza sugli obiettivi climatici c’è la volontà di mostrare la propria leadership anche ai consumatori, sempre più attenti alle questioni ambientali. E invece si tende sempre di più a lavorare sott’acqua, a non portare all’esterno il lavoro compiuto sul piano della sostenibilità ambientale, sociale e di governance. Questo perché il greenhushing sarebbe una specie di via di fuga da possibili accuse di fare ecologismo di facciata, il greenwashing, con evidente danno reputazionale per l’azienda in questione, tra il rischio di incappare in sanzioni o peggio ancora nella diffidenza dei consumatori.

Lo studio di Up2You Insight, che accompagna le aziende a intraprendere i percorsi di decarbonizzazione, rivela che il greenhushing rende più difficile monitorare compiutamente la sostenibilità del mercato, sia in termini di produzione che di consumo. Non è possibile confrontare la sostenibilità delle aziende ma ne risentirebbe da tale pratica anche il posizionamento sul mercato: i consumatori attenti alla sostenibilità preferiscono acquistare da aziende sicuramente green.

Up2You Insight ha analizzato le aspettative dei consumatori: il 50% pensa che sia il singolo a fare la differenza nella lotta al cambiamento climatico, l’80% si aspetta che siano le aziende a cambiare diventando più sostenibili, il 60% sospetta le aziende di fare greenwashing, in quanto legate esclusivamente al profitto.

C’è da dire che almeno per quello che riguarda le aziende che operano nell’ambito dell’Ue, il fenomeno dovrebbe avere vita breve: entro il prossimo anno (a scaglioni fino al 2026) entrerà in vigore la direttiva sull’obbligo delle aziende di rendere trasparenti le performance di sostenibilità, ovvero l’ormai famosa CSRD, raccogliendo e pubblicando dati standardizzati in materia di ambiente, società e governance. Una volta rispettati gli obblighi di legge, però, ciascuna impresa sarà libera di decidere quanta visibilità dare a questi temi nelle proprie campagne di comunicazione.

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