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Dallo scenario post voto alla posizione dell’Italia
Dalle fonti rinnovabili – sullo scontro tra la riduzione del costo della bolletta elettrica alla riduzione delle emissioni – alla direttiva discussa sulle Case green. Poi, la questione delle auto elettriche, con l’invasione delle EV a basso costo dalla Cina e l’applicazione di dazi al 38% sui prodotti cinesi, fino alle caldaie sostituite dalle pompe di calore. Ma ci sono anche altre questioni relative all’applicazione dei principi del Green Deal, che viene messa pesantemente in discussione dopo l’esito del voto europeo, portando la Francia a votare a stretto giro per le legislative dopo il trionfo del Fronte Nazionale e con il boom dei partiti ultranazionalisti in Europa. Tutto è in ballo intorno alla maggioranza eventuale per Ursula von der Leyen. E quindi sul tavolo ci sono i temi che toccano pesantemente la questione della sostenibilità ambientale. I partiti green hanno perduto quasi 20 seggi al Parlamento Ue, e questo è un dato che certifica le difficoltà dell’Europa a diventare il primo continente green del mondo.
La posizione dell’Italia
Poi c’è la posizione dell’Italia, in questo momento il Paese con lo scenario politico paradossalmente più solido di tutti. Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, aveva più volte definito “ecofollie” la serie di provvedimenti sul Green Deal dell’Ue. Sciogliendo la matassa della maggioranza politica al Parlamento Ue che dovrebbe rimettere assieme il Ppe, i socialdemocratici, con l’accordo magari con i nazionalisti, si dovrebbe arrivare a capire cosa ne sarà del Green Deal e se la sostenibilità sarà ancora un punto fermo nelle azioni di governo, magari con spazio maggiore alla contrattazione e alle esigenze delle aziende e dei settori produttivi di strutturarsi per il cambiamento.