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Report Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA): si rischia di non centrare i target fissati per il 2030
L’uso dei pesticidi in Europa è ancora oltre il livello di guardia. Al punto che è a forte rischio il raggiungimento dei target fissati entro il 2030, con conseguente aumento di pericoli per l’inquinamento dell’ecosistema terrestre e acquatico. E’ quanto rivela l’Agenzia europea dell’Ambiente (EEA) in un recente briefing. Alcuni paesi si stanno muovendo nella giusta direzione ma il messaggio che arriva dall’Ue è chiaro: se si vuole centrare l’obiettivo inquinamento zero fissato per il 2030, dimezzando l’uso dei pesticidi chimici a partire da quelli più pericolosi, bisogna invertire la tendenza e sviluppare azioni molto più incisive.
Secondo il report dell’EEA i pesticidi contaminano acqua, suolo, aria, con danni alla biodiversità e alimentando la resistenza dei parassiti. Ecco perché l’organismo europeo giudica negativamente l’uso da parte del settore agricolo continentale di elevati volumi di pesticidi chimici (usati anche nella silvicoltura e in parchi pubblici) per cercare di mantenere le rese agricole. L’abuso di chimica, infatti, se può dare forse risultati sul breve periodo, rovina i terreni, aggravando il loro degrado e sviluppando un circolo vizioso.
Secondo l’analisi di EEA, la resistenza dei pesticidi si “pesa” dal volume di vendite dei fitofarmaci nella Ue: dal 2011 al 2020, i valori rilevati negli Stati membri dell’UE-27 (escluso quindi il Regno Unito) sono rimaste relativamente stabili a circa 350 mila tonnellate annue.
L’inquinamento da pesticidi – rileva sempre il documento EEA – è uno dei fattori chiave della perdita di biodiversità in Europa. Da segnalare, in particolare, l’impatto fortemente negativo che hanno provocato sulle popolazioni di insetti, minando il loro cruciale apporto in termini di impollinazione della maggior parte delle colture di frutta e verdura. Ma l’EEA rilancia anche il tema dei danni dei pesticidi sugli esseri umani: uno studio di biomonitoraggio umano su larga scala condotto tra il 2014 e il 2021 in cinque paesi europei ha rilevato la presenza di almeno due pesticidi nei corpi dell’84% dei soggetti testati, con livelli più elevati nei bambini rispetto agli adulti.