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Lobbies e Stati Uniti spingono affinché l’Ue decida il rinvio dell’entrata in vigore della normativa

Mancano ancora diversi mesi alla fine dell’anno, quando entrerà in vigore una delle leggi più discusse e contestate nel panorama Ue, ossia la Nature Deforestation Law, la norma sulla deforestazione che imporrà alle aziende di dimostrare che le loro catene di approvvigionamento, tutti i pezzi della filiera produttiva, non contribuiscono alla distruzione di boschi e foreste. Fa ancora discutere, anzi di più, perché pare che gli Stati Uniti e potenti gruppi industriali stiano facendo parecchie pressioni per rimandare, posticipare l’attuazione della norma, sostenendo che i sistemi dell’Ue per l’implementazione della legge non sarebbero ancora pronti. Nel pacchetto delle norme c’è anche quella secondo cui le imprese Ue non potranno esportare prodotti coltivati su terreni disboscati.

L’iter della legge

Era in bilico, tra quelle più in bilico nel pacchetto del Green Deal, per le potenziali ripercussioni sul settore agricolo. Poi è passata, con il voto a favore inatteso dell’Austria, mentre l’Italia è rimasta sulla sua posizione, ossia contraria. La formula finale uscita dal Consiglio Ue è stata un compromesso al ribasso su alcuni vincoli che erano stati ipotizzati almeno sino a un anno fa, garantendo ad esempio in casi eccezionali un ostacolo alle politiche di tutela dei suoli, così da tutelare gli interessi del settore agricolo. Il testo approvato all’Ue in definitiva permetterebbe di combattere il climate change – non si sa con quanta forza – e il ripristino degli ecosistemi. Ora ci sono le pressioni delle lobby. E degli americani.

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