Tempo di lettura: < 1 minuto

Loading

Prima causa (rigettata) per inazione allo Stato italiano da cittadini e associazioni

Lo Stato responsabile perché inerte di fronte al climate change, soprattutto sulla riduzione delle emissioni. Un’accusa che ha portato un gruppo tra cittadini e associazioni a fare causa per ‘inazione’, in sostanza inadempienza su accordi stipulati in sede nazionali e internazionale sul cambiamento climatico. In particolare, i querelanti (in totale sono stati 204) si sono attivati per il rispetto degli impegni presi sull’Agenda 2030, che prevede la riduzione fino al 92% delle emissioni di gas serra, mentre il tanto discusso Pniec (Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima) fissa la contrazione delle emissioni al 36%

Il difetto di giurisdizione

La causa, si legge, è stata depositata tre anni fa al Tribunale Ordinario di Roma e ha prodotto esiti negativi: è stata rigettata perché ritenuta “inammissibile”, perché nessun tribunale potrebbe decidere sul tema, quindi per difetto di giurisdizione. Ma questa stessa causa costituisce sicuramente un precedente: è il primo caso sul territorio italiano, mentre questo tipo di iniziativa si è già avuta in altri Paesi. Se ne contano oltre mille: il caso più mediatico si è avuto in Germania: la Corte Costituzionale tedesca ha obbligato il governo a modificare la legge sul clima per renderla più stringente, più severa. E altri casi spinosi si sono verificati in Irlanda e nei Paesi Bassi.

Articoli correlati