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L’ultimo appello da Marina Berlusconi; non esiste ancora una legge, si discute del “sostegno vitale”

La questione è stata riproposta in una recente intervista del Corriere della Sera a Marina Berlusconi, che si è detta sul tema più vicina alle posizioni della “sinistra di buonsenso”. Sul fine vita deve ancora esprimersi la Consulta, sulla base dell’esito di sei procedimenti disciplinari. Manca ancora una legge nazionale, nonostante le pronunce negli anni della Corte Costituzionale, anche sul caso di dj Fabo, che a determinate condizioni, secondo la sentenza 242 del 2019, ha legalizzato la morte volontaria assistita. Le condizioni per l’applicazione della norma sono: essere capaci di prendere decisioni libere e consapevoli, essere affetti da patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che reputa intollerabili e essere dipendenti da trattamenti di “sostegno vitale”. E questo è il punto: la Consulta ha stabilito la parziale illegittimità dell’articolo 580 del Codice penale, che dispone sull’aiuto al suicidio, laddove “non esclude la punibilità di chi, in presenza di specifiche e determinate condizioni, agevoli l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi”. I giudici costituzionali hanno circoscritto la non punibilità al caso della persona che sia “affetta da una patologia irreversibile e fonte di sofferenze fisiche o psicologiche, che trova assolutamente intollerabili” e che sia “tenuta in vita a mezzo di trattamenti di sostegno vitale, ma resti capace di prendere decisioni libere e consapevoli”. 

Si riprende al Senato

In ogni caso, l’iter per delineare una legge sarà ripreso il 17 settembre al Senato, disciplinando il fine vita sul tema specifico dei limiti di non punibilità dell’aiuto al suicidio. A marzo il governo non si era presentato alle commissioni riunite Giustizia e Salute, poi l’iter è ripreso e quando sono stati incardinati i cinque disegni di legge sul tema, quattro dalle opposizioni e uno da FI, sono state fissate audizioni, fino allo stop.

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