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Studio università di Potsdam: la raccolta di acqua potabile in Paesi fragili tocca alle donne che tralasciano lavoro e studi

Il climate change colpisce maggioramente il sesso femminile. Un postulato che diventa ancora più effettivo nei Paesi più fragili, dove c’è carenza di condizioni igieniche rassicuranti, specie laddove manchi l’acqua. Questo è quanto emerso da uno studio condotto da un ateneo tedesco, il Potsdam Institute for Climate Impact Research con pubblicazione su Nature Climate Change: l’analisi sul climate change e l’impatto sulle persone indica che c’è più sofferenza per le donne. 

Sono due miliardi le persone al mondo che non possono concedersi il lusso dell’acqua potabile e nei Paesi più arretrati la raccolta spetta alle donne, spesso a piedi, in condizioni atmosferiche proibitive. Questa pratica costringe le donne, tra l’altro, a sottrarre tempo alla propria istruzione e alla ricerca di un posto di lavoro

Entro il 2050, dove non c’è acqua corrente, salirà del 30% il tempo impiegato dal sesso femminile per il procacciamento dell’acqua. Come spiegano gli studiosi che hanno realizzato l’indagine, le temperature più elevate e una siccità diffusa produce un aumento del livello delle falde. E potrebbe andare ancora peggio in realtà come alcuni Paesi dell’Africa e del sud-est asiatico.

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