![]()
L’Italia fa anche peggio: il dato è all’8,4% e all’interno di questo pacchetto solo il 15% è di sesso femminile
La corsa all’intelligenza artificiale non si ferma ed è un tema che avvolge i governi, le aziende, ma il nodo principale riguarda la formazione. Secondo i dati della Fondazione Deloitte, in Europa solo il 19,5% degli studenti STEM è iscritto a percorsi ICT e l’Italia sa fare anche peggio, con l’8,4% e all’interno di questo pacchetto solo il 15% è di sesso femminile. Si vedrà se il contesto geopolitico imporrà un’accelerazione sull’adesione degli studenti alle materie STEM e in particolare all’ITC, ma emerge anche dallo studio di Deloitte che oltre un’azienda su due si ritrova in difficoltà nel reperimento dei profili STEM adeguati.
I profili più ricercati nelle imprese
Nelle imprese i profili più ricercati sono tra ingegneria (63%) e tecnologia (55%). E risulta complesso anche trattenere questi “cervelli” nelle aziende, quindi la partita si gioca sull’offerta di salari più competitivi, soprattutto nelle aziende a grosse dimensioni. Dall’Osservatorio Deloitte viene fuori anche che i giovani sono consci del potenziale di queste materie, che però risultano difficili da comprendere: il 30% ritiene di non essere portato per questo tipo di percorsi di studio. Tra i temi analizzati da Deloitte c’è anche il gender pay gap nell’ambito delle materie STEM, un fattore che può incidere sulla possibilità di richiamo di studenti: circa la metà delle aziende ammette che vi sono discriminazioni di genere, disparità di trattamento economico e di valutazione delle performance.
Il parere di Tiziana Catarci, docente de La Sapienza
A proposito della realtà italiana che stenta ad agganciarsi al contesto europeo sull’appeal delle materie STEM e ancora di più delle tecnologie ICT, qualche settimana fa così ha inquadrato la situazione per SostenibileOggi Tiziana Catarci, direttrice del Dipartimento di Ingegneria Informatica automatica e gestionale dell’Università “La Sapienza” di Roma. “In alcuni Paesi si fanno politiche serie per esempio, iniziando un’educazione dalle elementari: lo stereotipo del poco interesse verso le materie tecniche nasce a 8 anni, lì si deve intervenire, con una campagna nelle scuole e poi con un’attività di comunicazione che faccia vedere alle ragazzine che l’informatica sta cambiando il mondo e permette di fare qualunque altra cosa. Le grandi scoperte vengono fatte grazie all’informatica, è questo mestiere che impatta sul mondo. Nei Paesi in cui si è partiti con questo tipo di lavoro, si vedono i primi risultati. In Paesi dove c’è meno parità, ma donne fanno sforzi per uscire, lì molte più donne intraprendono carriere nelle tecnologie digitali, tipo in Arabia Saudita, dove c’è più del 50% delle laureate in discipline ICT, perché hanno capito che c’era uno spiraglio visto che gli uomini preferiscono altro, come l’attività manageriale e politica”.