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L’azienda americana aveva fatto intendere che le cialde e anche le capsule fossero riciclabili

Sul greenwashing non si è allertata solamente l’Unione europea. La Security Exchange Commission (SEC) ha sanzionato Keurig Dr Pepper, azienda leader nel mercato statunitense sul segmento delle cialde per bevande monouso, per aver fornito informazioni inaccurate a proposito della riciclabilità delle sue capsule in plastica. Questo è un punto centrale, perché la stessa SEC sta alzando la soglia dell’attenzione sul controllo delle informazioni fornite dalle aziende, riconoscendo il potenziale impatto del greenwashing sul valore di mercato e sul comportamento degli investitori. Nella fattispecie, l’azienda americana aveva fatto intendere chiaramente che le cialde e anche le capsule fossero riciclabili. Invece l’affermazione sarebbe in parte falsa: alcuni impianti di recupero  avrebbero rifiutato il materiale, motivo per cui è arrivata la sanzione, ossia le false dichiarazioni di Keurig avrebbero portato a un posizionamento migliore sul mercato, con effetti ovviamente positivi sulla quotazione in Borsa dell’azienda e di conseguenza sui risultati economici della stessa impresa. 

Uno studio recente di Deloitte ha mostrato come il greenwashing lasci sempre più il segno anche sui consumatori, oltre a rappresentare il terrore mai nascosto delle imprese: sei consumatori su dieci non procedono agli acquisti in caso di informazioni fuorvianti e di ambientalismo di facciata sul marchio che realizza il prodotto. In questo caso il 17% interrompe l’acquisto di un prodotto della stessa marca, mentre nel 42% dei casi preferisce limitare gli acquisti dei prodotti di quel marchio, senza eliminarlo definitivamente dal carrello della spesa.

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