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L’annuncio dell’adozione del testo dal Consiglio Ue, condizionato dal peso delle lobby sul settore

Imballaggi immessi sul mercato totalmente riciclabili entro la fine del decennio. Con questa mission il Consiglio dell’Ue ha annunciato nei giorni scorsi l’adozione delle nuove normative per la riduzione dei rifiuti da imballaggio. Tecnicamente, si tratta dell’ultimo passaggio legislativo fondamentale per l’adozione della nuova regolamentazione: lo scorso anno, ad aprile, era stato il Parlamento Ue a dare il suo benestare su un testo parecchio contestato, su cui hanno pesato gli interessi industriali. La proposta del nuovo regolamento è arrivata tre anni dalla Commissione Ue. L’entrata in vigore del testo avverrà ad agosto del prossimo anno.

Le cifre

Allo stato attuale, l’Ue produce circa 186 kg di rifiuti di imballaggio per persona ogni anno, di cui 36 kg sono imballaggi di plastica. Gli imballaggi rappresentano il 40% della plastica e il 50% della carta consumata nell’Ue. Secondo le nuove regole, gli Stati membri devono arrivare alla riduzione complessiva degli imballaggi del 5% entro il 2030, del 10% entro il 2035 e del 15% entro il 2040. La normativa prevede inoltre che saranno vietati alcuni tipi di imballaggi monouso in plastica entro il 2030, come quelli per frutta e verdura, per alimenti e bevande consumati in hotel, bar e ristoranti.

Negli ultimi anni, il problema degli imballaggi è diventato sempre più pressante a causa del balzo verso l’alto della produzione di rifiuti – spesso non riciclabili o difficilmente smaltibili – che ha portato alla necessità da parte dell’Ue di un intervento legislativo complessivo. Il regolamento stabilisce norme più stringenti per la progettazione e l’uso degli imballaggi, puntando sulla riduzione dei materiali impiegati e sulla loro sostenibilità. Questa è una specie di rivoluzione a 360 gradi: non si tratta solo di incentivare il riciclo, ma di rivedere come sono gestiti gli imballaggi.

Le lobby

Le premesse erano diverse, il testo che è venuto fuori all’Ue è stato il risultato di una serie di compromessi su cui ha inciso il potere delle lobby del settore. Il regolamento sul packaging era uno dei pezzi pregiati del Green Deal, l’ambizioso piano con cui la Commissione Ue diretta da Ursula von der Leyen, all’inizio del precedente mandato, sull’onda delle proteste climatiche del movimento giovanile dei Fridays for Future, ha cercato di connotare il suo percorso. Nel frattempo, è cambiato un po’ tutto, dall’era della pandemia da Covid-19 alla guerra in Ucraina, con il conseguente incremento dei prezzi, anche dell’energia, fino all’ultima fase, con il successo dei conservatori un po’ in tutta Europa che ha prodotto risultati al ribasso sul testo degli imballaggi. Si è preferito piuttosto guardare ai profitti immediati e a medio termine invece di sollecitare investimenti verso la riconversione circolare.

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