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Studio Inaz – Osservatorio Imprese Lavoro e Business International: quasi otto aziende su dieci (il 78,72%) non si servono ancora dell’intelligenza artificiale

Intelligenza artificiale e risorse umane, un rapporto che ancora deve essere del tutto esplorato nelle imprese italiane, sebbene ci sia una chiara visione sui vantaggi dall’utilizzo delle nuove tecnologie. Il rapporto appunto tra l’alta tecnologia e il capitale umano è tra le sfide da affrontare: per esempio, come e se il personale lavora con l’IA è definito in uno studio che tiene conto del parere di 200 direttori dell’area Risorse Umane di aziende italiane tra marzo a maggio di quest’anno. Il lavoro si chiama “Future of work”, che in questa occasione ha preso il titolo di “The AI Impact – Come l’intelligenza artificiale sta trasformando il mondo delle risorse umane”, realizzata da Inaz – Osservatorio Imprese Lavoro e Business International, che fa capo alla Fiera Milano. Il quadro che emerge è abbastanza delineato: si conosce poco, ma per chi ha iniziato a usare l’IA, ha ravvisato che vi sono assai più benefici che effetti collaterali.

Secondo l’indagine, quasi otto aziende su dieci (il 78,72%) non si servono ancora dell’intelligenza artificiale, soprattutto perché non sa in quali campi vada applicata (43%) o perché al momento latitano le competenze (38%), mentre tra le motivazioni che portano all’uso dell’intelligenza artificiale c’è principalmente il risparmio di tempo sulle attività quotidiane (32,14%) e la riduzione dei costi sulle pratiche burocratiche-amministrative (24,29%), senza contare anche l’ambiente di lavoro più inclusivo ed equilibrato in termini di carichi di lavoro, che diventano più gestibili per i dipendenti.

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