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Per le imprese che non si aprono al cambiamento c’è la possibilità di veder calare i propri profitti fino al 25%

Investire sulla transizione conviene e ogni dollaro investito sulla resilienza climatica genera un ritorno economico compreso tra 2 e 19 dollari. Mentre per le aziende che non si mostrano pronte ad aprirsi al cambiamento, restando inerti, c’è la possibilità di veder calare i propri profitti fino al 25%, mentre a livello globale il Pil potrebbe contrarsi fino al 22% entro la fine del secolo: questo il risultato di un’indagine del World Economic Forum (WEF), in collaborazione con Boston Consulting Group (BCG). Quello che emerge è ciò che un po’ tutti sappiamo da tempo, ma che spesso si lascia sotto il tappeto, cioè che il cambiamento climatico non è più una minaccia astratta, bensì è un’emergenza economica che mette a repentaglio i profitti delle imprese e poi la stabilità finanziaria delle stesse imprese. 

Lo studio 

Si intitola The Cost of Inaction: A CEO Guide to Navigating Climate Risk, e dimostra che negli ultimi 25 anni i fenomeni naturali avversi, determinati dal climate change, portano il conto a oltre tre trilioni di dollari di danni economici. L’accelerazione è impressionante: un trilione è da addebitarsi solo agli ultimi quattro anni, con la parte del leone fatta da tempeste e uragani, di cui si è occupata in abbondanza la cronaca. E queste tendenze sono particolarmente evidenti in Europa e negli Stati Uniti, dove c’è il problema degli assicuratori che si stanno ritirando dalle zone vulnerabili legate ai disastri naturali. Zone che non avranno così la copertura assicurativa perché il rischio di danni è troppo alto.

Oltre allo studio del BCG, c’è quello abbastanza recente dell’Agenzia europea per l’ambiente: tra il 1981 e il 2023, le catastrofi naturali avrebbero prodotto perdite per 900 miliardi di euro, con la quinta parte della cifra persa nell’ultimo triennio, la prova certificata dell’incidenza del climate change. Lo scorso anno in Italia, dove la discussione sull’obbligo delle aziende di assicurarsi è presente da mesi, i danni assicurati hanno superato i sei miliardi di euro.

Tornando all’indagine prodotta dal WEF assieme al BCG, ci sono due tipologie di minacce per le imprese, ossia i rischi fisici, che sono legati agli eventi estremi (uragani, incendi e siccità) che producono danni alle infrastrutture e così si rallenta la produzione industriale e poi ci sono altri rischi determinati dalla transizione, che portano a una svalutazione degli asset dei fossili: nei prossimi due decenni le imprese più esposte vedranno un balzo dei costi operativi, con calo del valore degli asset fossili calare fino a -35% già entro la fine del decennio.

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