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Non solo politiche aziendali per la tutela dell’ambiente, ma anche modelli di sostenibilità sociale e di governance. Insomma, sembra che in Italia ci sia stato il salto di qualità, o quantomeno sia stata imboccata la strada giusta sul tema della sostenibilità sul lavoro.

Lo spiega un report prodotto da Deloitte Italia: almeno un dipendente su due riferisce che la svolta green dell’azienda dove lavora sta procedendo tramite scelte di economia circolare in ottica di riduzione degli sprechi e di un maggiore utilizzo di materiali riciclabili nei processi produttivi.

Secondo lo stesso report, il 20% degli interpellati rivela che il datore di lavoro sta puntando maggiormente sulle energie rinnovabili.

Dunque, ci sarebbe la svolta verso i temi Esg: in questo senso emerge tra gli italiani un interesse verso l’adozione da parte della propria azienda di modelli di lavoro più flessibili ispirati al corretto bilanciamento tra lavoro e vita privata, alla promozione di azioni mirate in favore dell’inclusione sociale e alla riduzione del gender gap. Soprattutto – ed è un tema spesso sottovalutato sui riflessi di una politica aziendale sostenibile – con l’adozione di politiche Esg c’è un effetto a cascata sulle persone: in presenza di politiche inclusive si dimostra un maggiore impegno sul lavoro. La conferma arriva dai ⅔ del campione interpellato da Deloitte. Inoltre, pur di lavorare per un’azienda sostenibile, il 25% degli intervistati si dice disposto addirittura a una riduzione di stipendio.

In definitiva, le aziende italiane almeno al momento sono promosse sull’applicazione delle metriche Esg: un italiano su tre è soddisfatto del lavoro sostenuto dall’azienda di cui è dipendente in ambito di sostenibilità. Ma un italiano su tre pensa anche che si stiano attuando forme di greenwashing.

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