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JP Morgan e Goldman Sachs continueranno a includere i gruppi “emarginati” nelle loro politiche

Un piano che ha convinto, per non scrivere quasi obbligato, i colossi industriali e tecnologici a innestare una rapida retromarcia per quanto riguarda i programmi sulla diversità, equità ed uguaglianza. Ma così non è stato – almeno per il momento – per alcune delle principali banche americane, che non hanno abbracciato – eufemismo – il programma dettagliato anti ESG lanciato da Donald Trump alla Casa Bianca, sostenuto nel corso dei mesi da diversi Stati repubblicani. Due tra le maggiori banche di Wall Street si sono espresse con fermezza contro gli azionisti che hanno proposto di rivedere al ribasso le loro politiche di diversità, equità e inclusione. In un’intervista televisiva alla CNBC, Jamie Dimon, amministratore delegato di Jp Morgan, la più grande banca degli Stati Uniti per patrimonio, ha inviato un messaggio agli investitori attivisti che intendono intraprendere azioni anti diversità, equità e uguaglianza, spiegando che la banca continuerà a includere i gruppi emarginati, ossia comunità afroamericana, ispanica, LGBT e veterani, nelle proprie attività: sono ritenute utili per fare profitti. 

Il caso Goldman Sachs

Invece il CEO di Goldman Sachs, David Solomon, ha detto di puntare ancora sulle politiche DEI, che sono importanti per mantenere la banca in sintonia con la sua base di clienti. Non tutti gli istituti di credito hanno però seguito la traccia di JP Morgan e Goldman Sachs. Tra dicembre e i primi giorni di gennaio, sei delle maggiori banche statunitensi hanno deciso di ritirarsi dalla Net Zero Banking Alliance, che corrisponde a un’iniziativa delle Nazioni Unite con l’obiettivo ormai remoto di allineare il settore bancario all’Accordo di Parigi. La scelta è stata motivata dal timore di critiche da parte dell’amministrazione Trump, un timore che si è rivelato più che fondato. Sono state Citigroup, Bank of America, Wells Fargo e Goldman Sachs a uscire dall’Alleanza, seguite a gennaio da Morgan Stanley e anche dalla stessa JP Morgan che dice di non voler recedere dall’attuazione delle politiche DEI. Sono appena tre le banche statunitensi rimaste nell’alleanza, cioè Amalgamated Bank, Areti Bank e Climate First Bank, più piccole e meno influenti.

Va anche ricordato che la crociata contro gli ESG non è una novità degli ultimi tempi negli Stati Uniti: tre anni fa alcune banche avevano minacciato di abbandonare l’Alleanza e la Glasgow Financial Alliance for Net Zero, che è stata un’iniziativa lanciata durante la Cop26 di Glasgow per accelerare la transizione verso un’economia globale a zero emissioni. Si attivarono 14 procuratori generali degli Stati Uniti, tutti appartenenti al partito repubblicano, per esaminare gli impegni climatici delle banche, accusando sostanzialmente di boicottare i finanziamenti alle compagnie petrolifere in nome degli ESG.

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