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Dalla CSRD differita al 2026 per alcuni settori e società non Ue alle aziende non pronte per il report di sostenibilità

1 – Infine è stata approvata una direttiva che ritarda l’adozione di specifici standard di rendicontazione della sostenibilità, previsti entro la fine di giugno 2024. In sostanza, per alcuni settori e per le società non Ue, la CSRD entrerà in vigore nel 2026.

2 – Osservatorio delle Hawaii: la concentrazione di CO2 nell’atmosfera ha toccato punti record nell’anno in corso. In base alle rilevazioni, marzo 2024 è stato il mese più alto in assoluto e in generale si sta facendo peggio del 2016, che resta l’anno del record peggiore. Incide El Nino, ma la causa principale resta l’uso intensivo delle fonti fossili.

3 – Altro che tetto a 1,5 gradi come aumento massimo della temperatura media della Terra: secondo un sondaggio di The Guardian, tenendo conto dei rapporti dell’IPCC, per quasi otto scienziati su dieci si sforerà anche 2,5 gradi, con conseguenze devastanti sul pianeta.

4 – Pepsi, uno stabilimento a zero emissioni in Spagna entro il 2025. Lo ha comunicato il colosso delle bevande energetiche, spiegando che il progetto, tra innovazione e sostenibilità e focus sulla decarbonizzazione, costerà 27 milioni di euro.

5 – Sondaggio Bain & Company su 300 aziende: solo il 24% delle aziende riferisce di  essere pronto per il report di sostenibilità imposto dalle direttive in vigore dal 2024. Dall’analisi si evince dunque che serviranno ancora anni per lo sviluppo delle tecnologie necessarie per raccolta e analisi dei dati.

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