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E’ uno degli ultimi esempi di come la cattiva reputazione sulle pratiche sostenibili costi parecchio ai conti delle aziende
Barclays continua a investire sui combustibili fossili, in particolare su petrolio e gas. E un’associazione no profit cristiana britannica, Christian Aid, decide di rescindere ogni tipo di rapporto bancario con il colosso britannico, trasferendo tutti i suoi capitali al concorrente Lloyds, che invece lo scorso anno ha dichiarato di non finanziare più progetti su petrolio e gas (anche se presta in ogni caso denaro alle imprese che lavorano nei combustibili fossili).
E’ uno degli esempi più concreti di quanto la trasparenza e la cattiva reputazione sulle pratiche sostenibili possono costare parecchio negli affari: tra il 2016 e il 2022, Barclays ha finanziato circa 190 miliardi di dollari in progetti di combustibili fossili, come rivela un’analisi del Rainforest Action Network, inclusi progetti per il fracking e per le perforazioni all’Artico.
Così Christian Aid, che è uno degli enti benefici più importanti per lo sviluppo internazionale in Gran Bretagna con oltre 100 milioni di dollari incassati lo scorso anno, ha deciso di cambiare strada, spostando oltre 20 milioni di dollari su un conto Lloyds. L’organizzazione no profit realizza progetti di riduzione della povertà e dei disastri in tutto il mondo ed è l’agenzia di sviluppo ufficiale delle chiese britanniche e irlandesi.
Gli istituti di credito britannici (e non solo) sono sotto esame per i finanziamenti su giacimenti di carbone, petrolio e gas mentre crescono le preoccupazioni per il cambiamento climatico. La decisione di Christian Aid arriva anche tra le crescenti pressioni sulle organizzazioni culturali e di beneficenza affinché rompano i legami con le banche che sostengono i combustibili fossili. Un sondaggio di Market Forces del 2020 ha mostrato che l’80% dei clienti di Barclays non sapesse del finanziamento dei fossili: una volta informati, il 10% ha aperto alla possibilità di affidarsi a un’altra banca.