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Un tool per incoraggiare le imprese ad adottare pratiche responsabili e sostenibili
Si chiama Living Wage Analysis Tool (LWAT) e potrebbe essere un elemento assai importante per la tutela dei lavoratori sul posto di lavoro. Il tool arriva dall’UN Global Compact, l’iniziativa volontaria promossa dalle Nazioni Unite per incoraggiare le imprese di tutto il mondo ad adottare politiche sostenibili e pratiche responsabili.
Si tratta dunque di uno strumento che che permette alle aziende di valutare i salari e assicurarsi che le retribuzioni corrisposte ai propri dipendenti rappresentino una garanzia nel soddisfare i bisogni primari per se stessi e per tutta la famiglia, identificando le azioni da mettere in campo per misurare le condizioni dei lavoratori e assicurarsi che le comunità impattate dalle attività di una azienda possano vivere in modo dignitoso.
L’obiettivo del lancio di questo nuovo strumento è quello di migliorare la vita dei più vulnerabili e di garantire un approccio alla sostenibilità incentrato sulle persone che non lasci indietro nessuno, in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibileLo sviluppo sostenibile è l'approccio per raggiungere la crescita economica e lo sviluppo sociale senza esaurire le risorse naturali e garantendo il benessere delle future generazioni. Implica equilibrio tra esigenze presenti e future, considerando l'ambiente, la giustizia sociale e l'economia... Approfondisci dell’Agenda 2030Agenda 2030 L'agenda 2030 è un termine utilizzato per riferirsi al Programma di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite approvato nel settembre 2015. Questo programma è composto da un insieme di 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG, Sustainable Development Goals) che... Approfondisci, tra pratiche retributive al rialzo in un circolo virtuoso che conduce al miglioramento delle condizioni aziendali e al rafforzamento della catena del valore.
Al centro dell’attività del tool delle Nazioni Unite c’è la questione del salario di sussistenza o salario minimo, un tema che è stato portato più volte all’attenzione del dibattito negli ultimi anni. A luglio i salari minimi negli stati membri dell’Ue erano oscillanti tra i 399 euro al mese in Bulgaria sino a oltre 2500 euro in Lussemburgo.
Sotto i riflettori del tool attivato dall’Onu c’è il settore della moda, soprattutto il fast fashion, accusato di non garantire salari minimi ai propri dipendenti (oltre a imporre condizioni di lavoro proibitive) nei paesi in via di sviluppo.
Secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), nel 2019 oltre 630 milioni di lavoratori in tutto il mondo, quindi quasi uno su cinque, pari al 19% di tutti gli occupati, non avevano guadagnato abbastanza, vivendo sotto la soglia della povertà estrema o moderata. La pandemia da Covid-19 poi ha ulteriormente aggravato la situazione, avendo avuto un impatto significativo sui salari in tutto il mondo: secondo le stime dell’ILO, due terzi dei Paesi hanno subito una pressione al ribasso sul livello o sul tasso di crescita dei salari medi.
Il tool dell’Onu mostra quindi le buone pratiche per garantire un salario dignitoso e misurare i progressi nel tempo.