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Retromarcia del presidente Usa che si era impegnato a impedire lo sfruttamento di giacimenti offshore di gas e petrolio

Si era impegnato in campagna elettorale a impedire lo sfruttamento di nuovi giacimenti offshore di gas e petrolio, ma Joe Biden ha cambiato orizzonte. Saranno infatti indette tre aste per le nuove concessioni fossili dal 2025 in poi, mentre nessuna è in programma nel prossimo anno. E’ la sintesi del contestato piano energetico del presidente degli Stati Uniti, citato dalla Reuters. Dal 1992 in poi, nessun piano quinquennale aveva avuto meno di 11 aste, con una media compresa tra 15 e 20, con Donald Trump al comando invece l’obiettivo era il varo di un maxi piano di rilancio delle fossili che avrebbe dovuto contare fino a 47 nuove concessioni fossili offshore, incluso all’altezza della California e nell’Atlantico. 

Il compromesso di Biden

Dunque, Biden cede, poco, ma cede. E probabilmente è un compromesso per l’approvazione dell’Inflation Reduction Act, ovvero il più grande investimento nella lotta al climate change, tra riduzione dei costi dell’energia pulita per le imprese e le famiglie, accelerazione negli investimenti privati in energia pulita e nelle filiere di produzione e di approvvigionamento dei materiali strategici. Nel programma da centinaia di miliardi di dollari ci sono fondi anche per lo sviluppo dell’eolico offshore, finora sottoutilizzato. Contro la strategia Biden, che aveva assicurato che avrebbe posto fine a qualsiasi nuova concessione su terreni e porzioni di mare di competenza federale, si sono poste le aziende fossili, che puntavano a più opportunità di business ma sono contrari anche gli attivisti per il clima, che avevano concentrato buona parte dei loro sforzi nel provare a cancellare del tutto le trivelle.

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