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È la prima etichetta statale in Francia che consente di scegliere veicoli di risparmio che integrano principi ESG

Il governo francese dà una sforbiciata ai rifornimenti ai colossi dei combustibili fossili. Recentemente il ministro dell’Economia, Bruno Le Maire, ha presentato una serie di revisioni all’etichetta di investimento socialmente responsabile (SRI – Investissement Socialement Responsable) che porterebbero all’esclusione delle società di fossili dai fondi con il marchio SRI. L’etichetta SRI è stata creata dal Ministero francese dell’Economia e delle Finanze nel 2016: è la prima etichetta statale in Francia che consente al grande pubblico di scegliere veicoli di risparmio che integrano principi ambientali, sociali e di governance (ESG) nella loro gestione. L’ingresso nel pacchetto delle aziende che fano parte del fondo avviene dopo un rigoroso processo di conformità condotto da un organismo indipendente. Secondo il ministero francese, attualmente 1174 fondi con un patrimonio di 773 miliardi di euro utilizzano il marchio. I nuovi aggiornamenti vogliono rafforzare il rigore e l’attenzione ambientale dell’etichetta. Sull’esclusione di alcune società di combustibili fossili dai fondi con il marchio SRI, il ministero ha chiarito che l’ammissibilità dei fondi escluderà le aziende che sfruttano carbone o idrocarburi non convenzionali, così come quelle che lanciano nuovi progetti di esplorazione, sfruttamento o raffinazione di idrocarburi, che siano petrolio o gas.

Il dibattito con gli ambientalisti

Gli standard rinnovati richiederanno inoltre che le società incluse nei fondi con il marchio SRI dovranno elaborare un piano di transizione in linea con l’Accordo di Parigi. La decisione dell’Eliseo si inserisce in un contesto di acceso dibattito: se da un lato gestori di fondi hanno sottolineato l’importanza di fare engagement con le società investite legate al settore dei combustibili fossili invece che ricorrere al disinvestimento, dall’altro molte associazioni ambientaliste hanno accolto l’inserimento di misure più rigorose nei processi di selezione delle società in cui investire come un importante passo nella lotta al greenwashing.

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