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Il presidente della Fondazione Maxxi: “Sostenibilità e cultura sono profondamente legate tra loro”

Il ruolo della cultura nel percorso collettivo verso la sostenibilità, “ponendo interrogativi, risveglia le coscienze e costruisce nuove consapevolezze”. Ne parla a SostenibileOggi Alessandro Giuli, giornalista e presidente della Fondazione Maxxi

Che significa l’espressione sostenibilità oggi per il mondo della cultura?

Sostenibilità e cultura sono profondamente legate tra loro. La sostenibilità è un obiettivo ambizioso, alla lettera riconduce al concetto di “tenere sopra”, nel senso di reggere, proteggere, difendere e conservare qualcosa da lasciare in dono a chi ci succederà. Per essere raggiunto, il traguardo richiede innanzitutto un significativo cambiamento di paradigma concettuale: si avanza, si progredisce, nella consapevolezza di dover creare senso e valore nella realtà che abitiamo, senza consumarla secondo il capriccio del presente. 

Il mondo della cultura non può esimersi dal volgere lo sguardo a una domanda fra le più urgenti della contemporaneità: abbiamo o no il diritto di considerarci inquilini privilegiati nel pianeta Terra? 

Sì e no. Sì, perché nel nostro caso facciamo parte d’una minoranza fortunata; no, perché il nostro privilegio termina dove cominciano i diritti della maggioranza svantaggiata e delle generazioni future che potrebbero ereditare le macerie della nostra eventuale insipienza. Il che ci obbliga alla responsabilità del corretto pensare, volere, agire in conformità al nostro “essere di passaggio”.

Questo riguarda naturalmente anche il MAXXI, che è il Museo nazionale della creatività contemporanea e ha tra i fondamenti della propria missione l’interpretare la realtà di oggi attraverso la lungimirante sensibilità di artisti, architetti, fotografi e intellettuali che con le loro intelligenze gravitano intorno a questa istituzione. Scriveva Gramsci nei Quaderni del carcere: “Ha cultura chi ha coscienza di sé e del tutto, chi sente la relazione con tutti gli altri esseri” e questo è più che mai attuale e ben si applica alla sostenibilità, che in sostanza significa orientare le proprie scelte pensando a un bene superiore collettivo.

In che modo la cultura può contribuire alla diffusione di uno sviluppo sostenibile del pianeta e di chi lo abita?

In diversi modi e a più livelli. A un livello più alto e generale, la cultura pone interrogativi, risveglia le coscienze e costruisce nuove consapevolezze. In questo senso, anche solo limitando l’analisi al nostro campo di azione delle arti visive e dell’architettura, sono innumerevoli gli esempi che si potrebbero fare.

Su un piano più pratico, il patrimonio culturale può essere strumento di educazione, formazione, sensibilizzazione: scintilla per innovare, potente motore per la rigenerazione degli spazi urbani o di intere regioni. Possiamo attrarre e orientare un turismo culturale sostenibile e vigile, incentivare il restauro e il riutilizzo di edifici esistenti ma dismessi, o addirittura – e l’abbiamo visto nella nostra esperienza al MAXXI L’Aquila – contribuire a ripopolare aree duramente colpite da eventi catastrofici e a infondere speranza nel futuro.

.La sostenibilità sociale si realizza anche attraverso l’attenzione delle aziende verso le comunità che le accolgono e la cultura in questo senso le “rappresenta”. C’è una maggiore attenzione delle aziende alle attività culturali in questo senso?

Senza dubbio. Fortunatamente i consumatori sono sempre più attenti a determinate istanze e di conseguenza anche le aziende scelgono con maggiore cura i progetti da sostenere. Il fabbisogno di sostenibilità viene dal basso, per così dire, e orienta l’offerta complessiva verso classi d’età sempre più verdi, attente ed esigenti. Ciò premesso, è positivo che il sostegno dei privati alla cultura – fondamentale a mio avviso e nel DNA del MAXXI che, ricordiamolo, è una Fondazione di diritto privato partecipata a maggioranza dal Ministero della Cultura – trovi solide fondamenta anche in un sistema di valori condiviso fra attori diversi. Non esiste un’unica strada per giungere all’obiettivo prefissato, ma è necessario disegnare una mappa comune per dotare chi verrà dopo di noi delle coordinate di riferimento essenziali.

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