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FT: gli Usa pensano di non “spegnere” le centrali a carbone

ChatGpt che consuma elettricità almeno dieci volte in più di quella richiesta dalle attività di un colosso del tech come Google. Inoltre, i data center rappresenteranno il 9% della domanda di energia negli Stati Uniti entro la fine del decennio in corso. Sono due esempi significativi di un processo che pare difficilmente arrestabile: l’applicazione dell’intelligenza artificiale richiede un enorme dispendio di energia. E questo processo, almeno negli Stati Uniti, sta quasi imponendo il rallentamento al programma di “spegnimento” delle centrali a carbone, che dovrebbe finire in silenzio entro il 2035 a livello mondiale. 

Lo scrive il Financial Times, spiegando che la necessità di garantire la quantità di elettricità che viene richiesta sta portando ancora alle centrali elettriche alimentate a carbone: un bel grattacapo per l’amministrazione Biden, che intende affermarsi come leader nel settore dell’intelligenza artificiale. Questo problema si scontra con i piani di decarbonizzazione governativi, che sono stati sintetizzati dall’adozione dell’Inflation Reduction Act (IRA), un piano net zero da 370 miliardi di dollari lanciato nel 2023, che è il fiore all’occhiello del mandato di Biden. Un piano la cui applicazione potrebbe anche essere sospesa, se Donald Trump tornasse al vertice della Casa Bianca. Insomma, la questione della necessità di energia dall’IA è presente nei pensieri specialmente delle aziende. Secondo studi recenti di ResearchGate, il consumo globale di elettricità dei data center è salito del 20-40% all’anno negli ultimi anni. Ha raggiunto l’1-1,3% della domanda globale di energia elettrica, contribuendo all’1% delle emissioni di gas serra nel 2022.

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