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Il colosso del fast fashion ammette i problemi nel report di sostenibilità

Il periodo di guai per Shein, colosso orientale del fast fashion, sembra non conoscere soste. Nella pubblicazione del terzo report di sostenibilità, il gigante dell’e-commerce ha ammesso di aver molto lavoro da fare e questo perché le emissioni prodotte sono salite dell’80% in un solo anno. Trovano quindi solo conferme le denunce sul modello assai poco sostenibile adottato negli anni da Shein, che dal 2022 ha spostato la sua base operativa a Singapore. Due anni fa era stata Greenpeace, mentre Shein si affermava sul mercato per la politica dei prodotti a basso costo per ogni fascia d’età, a segnalare le pratiche poco pulite, dal poco rispetto della sostenibilità al relativo rispetto dei diritti dei suoi dipendenti

L’uso delle sostanze tossiche

Inoltre c’è la questione delle sostanze tossiche utilizzate da Shein. Da alcuni test effettuati dalla tedesca Oko-test su 21 capi del colosso del fast fashion è saltato fuori che solo la terza parte dei prodotti arriva a essere ritenuto di qualità sufficiente. Poi, ci sono le sostanze pericolose per la salute: antimonio tossico, dimetilformammide, piombo, cadmio e ftalati sono stati rinvenuti in vestiti e accessori.

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