Tempo di lettura: 3 minuti

Loading

“Gli stakeholder che vogliono saperne di più sulla sostenibilità sono moltissimi e possono essere raggiunti con canali molto diversi”

Un bilancio di sostenibilità agile, flessibile, che usi un linguaggio in grado di arrivare ai diversi portatori di interessi. Livio Livi, una vasta esperienza come Amministratore ed Executive nel settore energetico e uno dei fondatori del progetto SostenibileOggi, analizza il complesso momento storico delle aziende, chiamate a fare un passo in avanti sulla comunicazione della sostenibilità, in corrispondenza con l’entrata in vigore della direttiva CSRD

Non basta più quindi reperire delle informazioni sulla sostenibilità, c’è uno step da compiere in termini di comunicazione.

È un passaggio indispensabile. Si deve far capire appunto che non è sufficiente il reperimento delle informazioni ma che queste vanno a loro volta comunicate al meglio. Siamo in momento di trasformazione, con due motori di cambiamento:  uno è tecnologico, la tecnologia cambia il nostro modo di produrre, c’è la digitalizzazione della nostra società con l’IA che modifica il modo di relazionarsi e reperire informazioni ma ci sono diverse tecnologie – nanotecnologie, neuroscienze, genetica – che assieme stanno cambiando il nostro contesto. La trasformazione avviene in tutti i settori in tutto il mondo, in contemporanea. C’è anche una rivoluzione culturale, sintetizzata nella parola “Sostenibilità”, cui mettere mano: capire come sono cambiati i valori, le aspettative, i comportamenti degli individui e delle comunità nel senso di un diverso equilibrio con l’ambiente, le comunità sociali ed economiche.

È fondamentale per la loro credibilità che le aziende sappiano dimostrare di saper gestire questo cambiamento, rendendolo un’occasione di sviluppo.

Non c’è questo tipo di comprensione anche nelle grandi aziende?

Questo passaggio storico va vissuto da parte delle imprese in modo positivo. E quindi, si deve saper comunicare i risultati raggiunti nella giusta direzione. Questa comunicazione deve avvenire a 360 gradi, sia internamente, per guidare il management interno e i dipendenti, ma anche esternamente, ossia verso chi ha delle relazioni aperte con l’azienda, ossia le istituzioni, i fornitori, i clienti.

Quali sono le difficoltà a comunicare meglio la sostenibilità?

È un qualcosa di complesso. Gli stakeholder che vogliono saperne di più sulla sostenibilità sono moltissimi e possono essere raggiunti con canali molto diversi, basta che ci sia coerenza. Le difficoltà principali per le aziende sono dovute al reperimento dei dati: lo scenario che devono tracciare è nuovo, ci sono nuovi processi interni da guidare affinché possano giungere questi dati e anche i parametri sono diversi. La sostenibilità non può essere misurata in euro o in tonnellate, come un report di tipo finanziario, per questo motivo è così difficile per le aziende. Questa complessità fa sì che le stesse aziende molto spesso si limitino alla compliance dell’informazioni, rispettando gli obblighi di legge, senza l’obiettivo di arrivare a tutti i singoli portatori di interesse.

Cosa dovrebbero fare le aziende per crescere sotto questo profilo?

Dovrebbero valorizzare meglio il loro patrimonio informativo, una volta ottenuti dall’interno i dati credibili, affidabili. I dati devono essere di grande qualità e la digitalizzazione in questo senso aiuta molto: la blockchain per esempio è un sistema di certificazione autorevole. Poi, serve una strategia valida per gestirli: il patrimonio informativo va reso flessibile, invece le aziende lo fanno in modo passivo, piazzano il report di sostenibilità sul loro sito istituzionale e lì si chiude il percorso. Andrebbe invece valorizzato dandogli visibilità, creando eventi – anche fisici – per comunicarlo. Spesso la produzione del bilancio di sostenibilità non è neppure comunicata, come si può pensare che così il cittadino abbia informazioni su quell’azienda? Invece si deve comunicarlo attraverso tutti i canali disponibili soprattutto su quelli che utilizzano le tecnologie digitali e intercettano le nuove generazioni e sono più adattabili grazie alla AI a tutti gli interlocutori. Non si deve leggere un report di 300 pagine per andare all’informazione che interessa: con l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, con SostenibileOggi abbiamo sviluppato un sistema che adatta l’IA alle informazioni di sostenibilità così che ogni interlocutore desideroso di ricevere un certo tipo di informazione possa “interrogare” questo grande database e venga informato su cosa gli interessa. Poi, c’è il tema del linguaggio: non si può produrre un unico documento, standardizzato in termini e espressioni che deve andare bene sia per un esperto e sia per un semplice cittadino. Bisogna che ognuno si trovi a suo agio, con parole e concetti adatti a lui, ed in questo la AI è un grande strumento. E poi, quell’informazione deve essere veicolata in tutti i canali digitali che possano raggiungere gli stakeholder. Dunque, il bilancio di sostenibilità deve diventare un documento agile, vivo. Siamo in una fase dell’anno in cui sono rilasciati i bilanci di sostenibilità e capiremo, anche con l’entrata in vigore della direttiva CSRD, come le aziende si stanno comportando con questi patrimoni informativi e se la comunicazione è più attiva, oppure se si comunica ancora rifugiandosi nel greenhushing. Il silenzio è in un certo senso colpevole: chi è sicuro delle proprie azioni sulla sostenibilità, deve comunicarlo al meglio.

Articoli correlati