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L’analisi ‘Comunicare Sostenibile’ a cura di Giulio Cupini fotografa il disallineamento tra narrazione ESG e fiducia dei cittadini: in Europa il 68% dei consumatori diffida dei brand

«La sostenibilità non può essere solo una rendicontazione. La sfida è comunicare presidiando il web, le query dei motori di ricerca, i social e tutti i luoghi online e offline dove la fiducia si può costruire». Così Giulio Cupini, co-founder di SostenibileOggi, che ha presentato l’analisi comparativa Comunicare Sostenibile durante l’incontro promosso con Associazione Civita il 17 luglio a Roma.

Una riflessione che intercetta un malessere diffuso e tracciato. Secondo un recente sondaggio YouGov, condotto in 18 mercati internazionali, tra cui Italia, Francia, Germania e Regno Unito, il 55% dei consumatori globali si dichiara «scettico» sulle dichiarazioni ESG dei brand, con un livello di diffidenza che in Europa aumenta a livelli ben superiori alla media globale (68%). A rafforzare la percezione di un mercato opaco contribuiscono i dati della Commissione europea: il 53% dei green claims sono considerate vaghe, fuorvianti o prive di fondamento. Inoltre, il 40% delle dichiarazioni green non è supportato da alcuna prova concreta, mentre la metà dei marchi di sostenibilità offre verifiche deboli o inesistenti. Non sorprende quindi che si crei disilusione e sfiducia nei consumatori.

Disillusione e sfiducia che rischia di trasformarsi in un cortocircuito reputazionale. La distanza tra imprese e stakeholder cresce proprio dove si dovrebbe costruire fiducia: «nella trasparenza, nella corretta narrazione delle informazioni e nella capacità di rendere visibile l’impegno ambientale e sociale».

Aziende a confronto, il report Comunicare Sostenibile

Il report Comunicare Sostenibile analizza la comunicazione ESG di 22 aziende italiane, con una media di 7-8mila dipendenti, attraverso una griglia di otto KPI.

Tra i criteri analizzati:

  • pubblicazione del bilancio di sostenibilità;
  • accessibilità dei contenuti;
  • utilizzo social media;
  • coinvolgimento degli stakeholder;
  • eventi pubblici dedicati;
  • premi e riconoscimenti;
  • storytelling narrativo;
  • digitalizzazione del reporting.

L’indagine restituisce una mappa dei punti di forza e delle aree di miglioramento. «Il rischio più grande è che la sostenibilità resti confinata ai bilanci e non arrivi mai davvero al consumatore finale – aggiunge Cupini – Se la comunicazione ESG si limita a uno storytelling autoassolutorio, il pubblico continuerà a non crederci».

Presidiare la domanda: la nuova frontiera del comunicare sostenibile

Il punto cruciale sollevato da Cupini è il disallineamento tra il racconto ESG e i luoghi in cui gli stakeholder cercano risposte. Viene, infatti, spesso trascurata la necessità di intercettare la domanda di trasparenza che si genera online, nei motori di ricerca, nei social e nelle conversazioni digitali. «Bisogna parlare ai pubblici diversi con linguaggi diversi – ribadisce – ma con la stessa precisione nei dati».

La sfida, dunque, non è solo raccontare i successi, ma ascoltare – e rispondere – alle domande di verità.

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