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Il disegno di legge Benvenuto intende introdurre un vincolo minimo del 40% di materiali riciclati nei lavori pubblici: una misura già allineata con il quadro europeo
Monitorare le proposte di legge sulla sostenibilità significa tenere traccia di come il cambiamento si traduce – o fatica a tradursi – in strumenti istituzionali. In questa rubrica, dal nostro personale osservatorio legislativo, seguiamo passo dopo passo le iniziative legislative italiane che, nelle intenzioni, nei progetti o nei dispositivi paventanti, contribuiscono a tracciare il perimetro normativo della sostenibilità ambientale e sociale.
In ogni uscita di questa rubrica ci concentriamo su un’iniziativa attualmente in discussione. Questa volta analizziamo una proposta che mira a introdurre vincoli minimi di materiali riciclati nei lavori pubblici.
Osservatorio legislativo, la proposta Benvenuto
Il disegno di legge C.1604, presentato dal deputato leghista Alessandro Manuel Benvenuto punta a rafforzare il Green Public Procurement (GPP) attraverso una modifica chirurgica ma significativa al Codice dei contratti pubblici (d.lgs. 36/2023). L’obiettivo è introdurre clausole ambientali obbligatorie nei bandi di gara, anche in assenza di Criteri Ambientali Minimi (CAM) già approvati.
Il cuore della proposta è l’introduzione dell’articolo 57, comma 2-bis, che stabilisce una soglia minima del 40% di materiali riciclati nei lavori pubblici. Per garantire affidabilità e tracciabilità, il testo impone l’uso di certificazioni ambientali riconosciute – come UNI, EMAS o ISO 14001 – e conferisce rilievo premiale a queste clausole nei criteri di aggiudicazione basati sull’offerta economicamente più vantaggiosa.
Un disegno allineato all’Europa
A differenza di altre iniziative più generali, il ddl in esame è tecnico ein linea con gli indirizzi dell’Unione Europea in materia di economia circolareEconomia circolare L'economia circolare è un modello economico che promuove la riduzione degli sprechi e l'uso efficiente delle risorse attraverso il riutilizzo, la riparazione, il rinnovamento e il riciclaggio dei materiali e dei prodotti. Approfondisci e appalti verdi. La proposta è coerente con la Direttiva 2014/24/UE sugli appalti pubblici sostenibili, il Green Deal europeo e gli obiettivi trasversali del PNRR, che prevede criteri ambientali nei bandi finanziati.
Non si tratta dunque di una nuova legge nel senso stretto, ma di un’integrazione in una normativa già in vigore, che potrebbe essere approvata anche senza riforme di sistema. La proposta, inoltre, arriva da un partito di maggioranza, il che ne rafforza le possibilità di avanzamento in Parlamento.
Osservatorio legislativo, i nodi aperti del ddl Benvenuto
Non mancano però le criticità. Una soglia del 40% di materiali riciclati, se non accompagnata da verifiche efficaci, rischia di diventare un obiettivo formale più che sostanziale. Inoltre, la disponibilità effettiva di materiali secondari, specialmente nelle forniture locali e nei piccoli appalti, potrebbe rappresentare un limite alla piena applicazione della norma.
Occorrerebbe far seguito anche a un investimento parallelo su tracciabilità, filiere locali, semplificazione degli oneri per le imprese. La proposta ha il merito di porre una soglia vincolante, ma va accompagnata da misure di supporto alla domanda e all’offerta di materiali riciclati, per evitare effetti distorsivi o blocchi nelle gare.
La proposta dimostra come la sostenibilità possa entrare nella normativa non per dichiarazione di principio, ma per integrazione nei dispositivi operativi. È soprattutto in questa dimensione che si gioca la credibilità della transizione ecologica: dentro le gare, i cantieri e le forniture pubbliche.
Nel prossimo articolo di Osservatorio legislativo: la proposta al Senato sulla regolamentazione dell’editing genetico per fini di sostenibilità agricola e ambientale.