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157 milioni di euro di sanzione per pratiche anticoncorrenziali sui prezzi. Dopo Armani, Bruxelles colpisce il lusso europeo per scarsa trasparenza nei rapporti con i rivenditori. Ora la concorrenza leale entra nell’agenda ESG

Nel settore del lusso, la sostenibilità non si misura solo in materiali rigenerati o carbon footprint: riguarda anche la correttezza economica e la concorrenza leale. La Commissione Europea ha inflitto una multa complessiva di 157 milioni di euro a Gucci, Chloé e Loewe, accusate di aver imposto ai propri rivenditori prezzi minimi e limitazioni alla libertà commerciale. Una delle sanzioni più pesanti mai comminate nel comparto moda, che segue la linea inaugurata con la multa da 3,5 milioni di euro inflitta ad Armani dall’AGCM per pubblicità ingannevole e dichiarazioni etiche fuorvianti.

Casi diversi, un messaggio comune: la sostenibilità del lusso deve essere verificabile, sul piano ambientale, sociale e ora anche economico-giuridico.

Multa UE a Gucci, Chloé e Loewe: sconti vincolati e divieti online

L’indagine, avviata da Bruxelles nel 2024, ha accertato che le tre maison hanno imposto ai rivenditori indipendenti limiti agli sconti, fissando periodi precisi per le promozioni e, in alcuni casi, vietando la vendita online di specifiche linee di prodotti.

Secondo la Commissione, tali pratiche miravano a proteggere i canali diretti e il margine di prezzo dei brand, generando effetti distorsivi per i consumatori e limitando la libertà commerciale.

Gucci (gruppo Kering) è la più colpita, con circa 120 milioni di euro di sanzione, seguita da Loewe (gruppo LVMH) e Chloé (gruppo Richemont). Come nel caso Armani, le aziende hanno scelto la procedura di cooperazione, ammettendo la violazione in cambio di una riduzione delle multe (–50 % per Gucci e Loewe, –15 % per Chloé).

“In Europa — dichiara la vicepresidente della Commissione Teresa Ribera — i consumatori devono poter beneficiare di una vera concorrenza sui prezzi, in boutique come online. Il messaggio al settore moda è inequivocabile: non tollereremo pratiche che alterano il mercato, indipendentemente dal prestigio dei marchi”.

Governance, ESG e diritto della concorrenza

L’intervento di Bruxelles rientra nella logica di integrazione tra compliance legale e governance ESG. Gli European Sustainability Reporting Standards e la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) richiedono oggi alle imprese di rendicontare non solo impatti ambientali e sociali, ma anche la conformità etica e regolatoria dei modelli di business. Il principio è semplice: una governance non trasparente è una governance non sostenibile. La stessa Commissione, nel commentare la decisione, ha ribadito che “il comportamento anticoncorrenziale costituisce una violazione della dimensione della governance e della sostenibilità d’impresa”, rafforzando così il legame tra responsabilità economica e credibilità ESG.

Le multe inflitte ad Armani, Loro Piana, Valentino, e, recentemente Tod’s per pratiche scorrette di pubblicità ingannevole, price fixing o mancata equità lavorativa, mostra che si tratta di un trend sistemico di irresponsabilità, e non di episodi isolati. 

Multa UE a Gucci, Chloé e Loewe, le implicazioni per il settore

Per gli addetti ai lavori, questo caso può rappresentare una nuova frontiera: la sostenibilità della concorrenza.  Il concetto di market fairness entra nel perimetro ESG accanto a quelli ambientali e sociali. Emerge la necessità di un presidio integrato tra legal, ESG e marketing per prevenire pratiche restrittive. Inoltre, in un mercato in cui la reputazione è diventata capitale, va considerato che le infrazioni antitrust incidono direttamente sull’equity di sostenibilità del brand. Per la Commissione, questa linea d’azione non è solo sanzionatoria ma educativa: imporre una cultura della concorrenza equa come prerequisito per la transizione sostenibile del settore.

La bellezza del mercato

Il lusso europeo entra in una nuova stagione di responsabilità regolatoria. Dopo gli scandali di filiera e le accuse di greenwashing, la questione della concorrenza corretta completa il quadro della sostenibilità integrata. Per tutti i marchi la lezione è comune: la credibilità sostenibile si costruisce aprendo il mercato alla fiducia e alla verificabilità. Nel lusso, come nella sostenibilità, la vera esclusività è la conformità.

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