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Dal 10 al 21 novembre i negoziati sul clima riuniscono leader e scienziati nella città simbolo della foresta amazzonica. Posta in gioco altissima: rendere concreta la transizione e rilanciare la finanza climatica
La COP30 di Belém, in Brasile, si apre in un momento di disincanto globale sulla politica climatica. Dal 10 al 21 novembre, oltre 190 delegazioni si riuniranno alle porte dell’Amazzonia per discutere la rotta della transizione energetica, l’adattamento agli impatti del cambiamento climatico e il finanziamento ai Paesi più vulnerabili. L’obiettivo, chiaro e arduo, è tradurre gli impegni dell’Accordo di Parigi in risultati verificabili, mentre il mondo affronta un crescente divario tra ambizioni dichiarate e politiche effettive.
Verso la COP30: il realismo verde
Belém, capitale dello Stato brasiliano del Pará, è stata scelta come sede per il suo valore simbolico e geopolitico. Una città sospesa tra foresta pluviale e sviluppo urbano, emblema del conflitto tra crescita economica e tutela ambientale. Ma questa COP, più delle precedenti, riflette un cambio di tono. La partecipazione dei capi di Stato sarà più ridotta – molti governi manderanno delegazioni tecniche – e le aspettative si spostano dai grandi annunci ai piani operativi.
In generale, l’agenda climatica internazionale vive una fase di rallentamento politico. Dopo un decennio di vertici ad alta visibilità, l’attenzione si concentra ora su attuazione, monitoraggio e governance. La Commissione dell’ONU per il clima (UNFCCC) ha chiarito che questa conferenza dovrà servire “a chiudere il gap di implementazione”, più che ad aprire nuovi cicli negoziali.
Il ruolo del Brasile: crescita, Amazzonia e Sud globale
Per Luiz Inácio Lula da Silva, padrone di casa e presidente del Brasile, la COP30 è una prova di leadership continentale. Il governo brasiliano punta a presentarsi come mediatore tra Nord e Sud del mondo, proponendo una “diplomazia delle soluzioni” che leghi lotta alla deforestazioneDeforestazione La deforestazione è il processo di rimozione o distruzione di foreste o aree boschive su larga scala, generalmente per far posto ad attività umane come l'agricoltura, l'allevamento, l'estrazione mineraria o lo sviluppo urbano. Questo fenomeno ha profonde implicazioni ambientali,... Approfondisci, inclusione sociale e sviluppo industriale verde. Il Brasile ha già ridotto la deforestazione amazzonica secondo i monitoraggi più recenti, ma la pressione internazionale resta alta. Infatti, l’espansione dell’agroindustria e dei combustibili fossili contrasta con gli obiettivi climatici dichiarati.
Il governo Lula punta a presentare un piano operativo globale entro il 2026, con focus su energia rinnovabile, idrogeno verdeIdrogeno verde: cos’è e come si produce Definizione di idrogeno verde Cos’è l’idrogeno verde L’idrogeno verde è una forma di idrogeno che viene prodotta attraverso l'elettrolisi dell’acqua utilizzando solo energia rinnovabile, come l'energia solare, eolica o idroelettrica. A differenza dell’idrogeno... Approfondisci e bioeconomia forestale, in linea con gli SDGs delle Nazioni Unite.
Le questioni in agenda: energia, finanza e giustizia climatica
L’agenda di Belém sarà costruita attorno a tre nodi centrali: transizione energetica, finanza climatica e tutela della natura. Sul fronte energetico, la discussione riguarderà il ritmo di uscita dai combustibili fossili e il ruolo delle tecnologie pulite. Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), le energie rinnovabiliEnergia rinnovabile L'energia rinnovabile è fonte di energia proveniente da risorse naturali che si rinnovano rapidamente, come il sole, il vento, l'acqua e la biomassa. È una forma di energia pulita e sostenibile che contribuisce a ridurre le emissioni di... Approfondisci hanno coperto nel 2023 il 31% della domanda globale di elettricità, ma gli investimenti devono raddoppiare entro il 2030 per restare in linea con lo scenario Net ZeroNet Zero Il concetto di "net zero" sta guadagnando crescente importanza nel contesto globale del cambiamento climatico e della sostenibilità. Raggiungere il net zero significa creare un equilibrio tra la quantità di gas a effetto serra emessi e la quantità... Approfondisci.
La finanza climatica è il punto più delicato. I Paesi in via di sviluppo chiedono il rispetto dell’impegno – mai pienamente mantenuto – dei 100 miliardi di dollari annui promessi dalle economie avanzate, oltre a nuovi strumenti per compensare le “perdite e danni” derivanti dagli eventi estremi.
Infine, la giustizia climatica sarà un tema trasversale. Garantire equità nell’accesso alle risorse e proteggere le comunità indigene, in particolare quelle amazzoniche, diventa parte integrante della legittimità del processo negoziale.
Dall’Amazzonia al mondo: una COP30 per l’attuazione
Belém vuole marcare una discontinuità con le conferenze precedenti. Non una COP delle promesse, ma una COP dell’attuazione. L’obiettivo politico è arrivare al 2026 con una tabella di marcia vincolante per il decennio 2030–2040, allineata agli obiettivi di neutralità climatica del 2050.
La sfida, tuttavia, è duplice: conciliare la spinta verso la decarbonizzazioneDecarbonizzazione La decarbonizzazione si riferisce al processo di riduzione o eliminazione delle emissioni di anidride carbonica (CO2) derivanti dalle attività umane, specialmente quelle legate alla produzione e al consumo di combustibili fossili. L'obiettivo della decarbonizzazione è quello di ridurre l'impatto... Approfondisci con la necessità di garantire stabilità economica e sociale, in un contesto di tensioni geopolitiche crescenti e differenze di responsabilità storiche tra le regioni del pianeta.
Se l’Europa arriva a Belém divisa sui target 2040 e gli Stati Uniti guardano già alle elezioni, sarà proprio il Sud globale – con Brasile, India e Africa come blocco emergente – a dettare il ritmo del dibattito.
Prospettive e prossimi passi
La COP30 si annuncia come una conferenza meno spettacolare ma più sostanziale, in cui la credibilità delle politiche climatiche verrà misurata sulla coerenza tra parole e numeri. Il successo del vertice dipenderà dalla capacità di integrare le tre dimensioni di giustizia ambientale, innovazione economica e governance multilivello.
Belém, pur non decidendo il futuro delle politiche climatiche, potrà segnare una svolta nella fiducia tra Nord e Sud del mondo.
Un passo necessario per riportare la politica globale del clima su un terreno di pragmatismo, solidarietà e responsabilità condivisa.