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Dai proclami ambientali alla misurazione degli impatti: cosa c’è in gioco alle prossime olimpiadi invernali

Cantieri in affanno, costi che crescono oltre le stime iniziali, interventi in aree alpine già sotto stress ambientale. A questo si sommano opere temporanee e deroghe procedurali giustificate dall’urgenza dell’evento. È questo il biglietto da visita, per ora, delle Olimpiadi salutate come “le più sostenibili di sempre”. Il quadro emerge dai documenti ufficiali, dagli atti amministrativi e dalle analisi satellitari di Altreconomia, con la consulenza di Placemarks. A partire dagli elementi documentati, ci interroghiamo su cosa rivelino rispetto al modello di governance e alla distanza tra sostenibilità dichiarata e sostenibilità praticata nei grandi eventi contemporanei.

Cortina 2026, un megaevento

Sfogliando la letteratura economica e infrastrutturale, i giochi olimpici rientrano nella categoria dei mega-eventi. Progetti complessi, ad alta intensità di capitale e con tempi di realizzazione rigidi. Tre le criticità ricorrenti: sforamento dei costi, concentrazione temporale degli impatti ambientali e legacy incerta per territori e comunità ospitanti.

Negli ultimi anni, il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) ha cercato di correggere questa traiettoria introducendo linee guida su riuso delle infrastrutture, riduzione delle emissioni e integrazione territoriale. Resta però aperta la questione della loro efficacia reale. Nel caso di Cortina 2026, il dossier mostra infatti un modello fondato su nuove opere invasive e una crescita vertiginosa della spesa pubblica. La distanza tra obiettivi enunciati e risultati osservabili diventa così l’indicatore di una governance traballante e degli impegni ambientali sacrificati sull’altare dello show-off.

Gli studi accademici confermano che le Olimpiadi sono l’unico tipo di megaprogetto che non ha mai rispettato il budget iniziale. L’Oxford Olympics Study 2024 mostra come i Giochi estivi e invernali abbiano registrato, in media, sforamenti di spesa superiori al 100%, con un trend in crescita nel tempo. Questo dato è rilevante anche dal punto di vista della sostenibilità sociale. Risorse pubbliche aggiuntive vengono spesso sottratte ad altri capitoli di spesa, con benefici territoriali non sempre proporzionati.

Olimpiadi e olimpiadi, il confronto con altre edizioni

Il confronto tra le edizioni recenti mostra un pattern di ambizioni irrealizzate di sostenibilità. Parigi 2024 è stata presentata come un benchmark ambientale. Oltre il 95% dei siti di gara esistenti o temporanei e un obiettivo dichiarato di dimezzamento delle emissioni rispetto a Londra 2012 e Rio 2016. Nonostante ciò, le stime indicano circa 1,58 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente generate complessivamente dall’evento. Sul piano economico, il costo totale stimato tra 8,7 e 8,8 miliardi di euro ha comunque superato del 115% il budget iniziale, confermando la tendenza storica degli overrun.

Guardando indietro, Londra 2012 ha registrato costi sport-related pari a circa 15 miliardi di dollari, con un incremento del 76% rispetto alle previsioni iniziali. Rio 2016, pur con costi più contenuti (circa 4,6 miliardi di dollari), ha lasciato una legacy infrastrutturale problematica e numerosi impianti sottoutilizzati. Le Olimpiadi invernali di Sochi 2014 restano un caso estremo, con stime complessive superiori ai 50 miliardi di dollari, spesso citate come esempio di insostenibilità economica.

Cortina 2026, il nodo della montagna

Per Milano-Cortina 2026 la sfida è ancora più delicata. Le Olimpiadi invernali si svolgono in territori montani già esposti a stress climatico e riduzione dell’innevamento naturale, a cui si aggiunge la pressione turistica stagionale. In questo contesto, la sostenibilità riguarda anzitutto l’uso futuro delle infrastrutture e l’equilibrio socio-economico delle comunità locali.

Olimpiadi sostenibili, il punto secondo SostenibileOggi

La sostenibilità applicata ai megaeventi non può essere ridotta a una somma di buone pratiche isolate o a slogan roboanti. Il punto critico risiede nell’(in)coerenza tra investimento pubblico, impatto ambientale e utilità di lungo periodo. Le Olimpiadi diventano sostenibili solo se inserite in una strategia territoriale pre-esistente, con obiettivi chiari su mobilità, abitare, turismo e lavoro. In assenza di questa integrazione, anche le edizioni più attente o ambiziose rischiano di produrre benefici temporanei, unicamente legati agli aspetti commerciali o percettivi.

Il confronto tra le edizioni olimpiche mostra che la sostenibilità si gioca non solo durante le due settimane di gare, ma soprattutto negli anni successivi, attraverso la capacità di un territorio di poter assorbire l’eredità dell’evento. Se l’urgenza dell’evento diventa la leva per comprimere valutazioni ambientali, derogare alle procedure e moltiplicare opere ad alta intensità materiale, il rischio è sistemico.

E continuerà a essere scaricato sui territori ospitanti molto dopo lo spegnimento della fiamma olimpica.

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