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Un disegno di legge ora a Palazzo Madama prevede la creazione di un nuovo istituto finanziario pubblico per supportare PMI, innovazione e decarbonizzazione, ispirandosi ai modelli europei: l’analisi

Monitorare le proposte di legge sulla sostenibilità significa tenere traccia di come il cambiamento si traduce – o fatica a tradursi – in strumenti istituzionali. In questa rubrica, dal nostro personale osservatorio legislativo, seguiamo passo dopo passo le iniziative legislative italiane che, nelle intenzioni, nei progetti o nei dispositivi paventati, contribuiscono a tracciare il perimetro normativo della sostenibilità ambientale e sociale. In ogni uscita di questa rubrica ci concentriamo su un’iniziativa attualmente in discussione. Questa volta analizziamo un disegno di legge presentato al Senato che propone l’istituzione di una banca pubblica nazionale orientata a finanziare la transizione ecologica e l’innovazione industriale.

Osservatorio legislativo, la proposta Turco: finanza pubblica e sostenibilità

Il disegno di legge S.1522, presentato dal senatore Mario Turco (M5S), propone l’istituzione di una banca pubblica per gli investimenti – BPI Italia – destinata a sostenere l’economia reale attraverso criteri ambientali, sociali e di trasparenza. L’obiettivo è duplice. Da un lato rilanciare l’intervento pubblico nell’economia, in particolare a supporto di PMI, start-up e filiere innovative. Dall’altro offrire strumenti concreti per finanziare la transizione ecologica, la decarbonizzazione e lo sviluppo di una mobilità sostenibile. Il modello si ispira a esperienze consolidate in Europa, come BPIFrance e la tedesca KfW, e punta a colmare una lacuna del sistema italiano: l’assenza di un attore pubblico in grado di mobilitare capitale a lungo termine per finalità strategiche.

Gli strumenti proposti: tra banca di sviluppo e finanza partecipativa

Il testo, già assegnato ma non ancora in discussione, interviene su più livelli. Prevede innanzitutto la ricapitalizzazione di Mediocredito Centrale, che diventerebbe il fulcro operativo del progetto. Su questa base si costituirebbe una nuova banca pubblica con funzioni integrate: credito agevolato, venture capital, emissione di minibond, ma anche raccolta diretta del risparmio privato. Viene infatti introdotta l’ipotesi di conti correnti di risparmio per lo sviluppo, destinati ai cittadini, e di minibond garantiti dallo Stato, accessibili al pubblico retail. Questi strumenti avrebbero una finalità vincolata: finanziare progetti coerenti con gli obiettivi di transizione ambientale, economia circolare, innovazione industriale. L’iniziativa coinvolge direttamente il Ministero dell’Economia e delle Finanze, Invitalia e il sistema della finanza pubblica territoriale.

Osservatorio legislativo, l’impatto potenziale del ddl Turco

Il ddl si colloca pienamente all’interno degli obiettivi del Green Deal europeo, di REPowerEU, e del quadro InvestEU, offrendo uno strumento nazionale in grado di affiancare e integrare i finanziamenti europei alla transizione. Rientra inoltre nella logica del PNRR, che prevede investimenti strutturali per decarbonizzazione e digitalizzazione, ma spesso sconta l’assenza di soggetti capaci di canalizzare efficacemente le risorse. L’impatto potenziale è significativo, sia per l’accesso al credito delle imprese sostenibili, sia per la partecipazione diretta dei cittadini alla transizione, attraverso forme di risparmio finalizzato. Anche se presentato da un partito di opposizione, il disegno di legge si propone come un’infrastruttura finanziaria trasversale, che potrebbe essere assorbita o adattata in eventuali riforme sul ruolo del pubblico nella finanza di sviluppo.

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