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Al Forum PA 2026 il direttore generale dell’Istituto presenta un modello di intelligenza artificiale alimentato da dati certificati, e ne fa la leva di una sostenibilità che guarda oltre i conti: valore pubblico, presenza sul territorio, coesione
“Un modello di IA del welfare, sovrano e alimentato da dati certificati, capace di dare risposte certificate ai cittadini“. Il direttore generale dell’Inps Valeria Vittimberga affida ai microfoni di SostenibileOggi la sfida più ambiziosa dell’Istituto: un’intelligenza artificiale che parla la lingua del welfare italiano e si nutre soltanto di dati verificati. Uno strumento-guida che orienta l’utente e, soprattutto, ne anticipa i bisogni.
Siamo al Forum PA 2026, dove il direttore generale dell’INPS siede accanto al presidente Gabriele Fava e agli altri vertici dell’Istituto per discutere le sfide strutturali del welfare italiano. Il suo registro è quello di chi tiene insieme due orizzonti: “Una grande flessibilità, la capacità di guardare al breve periodo, ma anche di progettare il sistema di coesione sociale che verrà nel tempo”.
Vittimberga (Inps): “Oltre i conti, il valore pubblico”
“Un’IA sovrana e certificata”. La risposta riporta al cuore della sua idea di sostenibilità. “Sarebbe facile limitarci ai calcoli di sostenibilità finanziaria – afferma – Noi facciamo un passo ulteriore. Quello della sostenibilità sociale, in termini di valore pubblico generato, di capacità di creare una presenza dello Stato sul territorio che accompagni i cittadini”. Il salto che l’Istituto insegue è “accompagnare ed essere proattivi rispetto a esigenze sempre più diversificate, pur con risorse scarse”.
I valori come àncora
Il perno, però, non è la tecnica. “Nell’incertezza, l’appiglio più saldo è quello dei valori: dobbiamo essere garanti del patto sociale italiano”, sottolinea durante la tavola rotonda. Cinque i pilastri che indica come fondamento dell’azione dell’Istituto: integrità ed equità, solidarietà e coesione, innovazione, il superamento del confine tra previdenza e assistenza – “non più Scilla e Cariddi”, perché nella vita di oggi c’è spazio per entrambe – e, soprattutto, una sostenibilità che “sta cambiando pelle”. Non più solo finanziaria, ma “sistemica”: individuale, fatta di giusta retribuzione e qualità della vita, di equità intergenerazionale e di genere.
L’IA al lavoro, dai servizi alle frodi
Sul piano operativo, già oggi l’intelligenza artificiale serve a semplificare le procedure, automatizzare, liberare tempo per i dipendenti e combattere le frodi “attraverso l’analisi comparata dei dati e la creazione di indici di rischio” alla base della vigilanza documentale e ispettiva. L’IA sovrana e certificata è il passo successivo: offrire risposte che l’utente può considerare affidabili perché poggiano su dati verificati e non su un addestramento opaco.
Il discrimine etico, Vittimberga (Inps): “L’IA va governata dalle amministrazioni pubbliche”
Qui Vittimberga alza lo sguardo e fissa lo spartiacque vero. “L’IA è il discrimine che può portarci a un futuro disumanizzato, in cui il confine tra uomo e macchina si dissolve, oppure a un futuro in cui l’uomo è sostenuto da un mezzo potente come mai prima”. La scelta tra i due scenari, è la sua tesi, non può essere lasciata al mercato: “Va governata soprattutto dalle amministrazioni pubbliche”, che ne sono il motore a patto di restare ancorate a un concetto etico dell’innovazione e al lungo periodo.
Il mantra, in fondo, è uno solo – “soluzioni diverse per domande diverse” – e racchiude la scommessa di un welfare che misura sé stesso in coesione prodotta. La sovranità del dato, in questa luce, è solo la premessa tecnica di una sovranità più ambiziosa. Quella sociale.