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Riduzione di emissioni del 55% entro il 2030, il programma verte su elettrificazione dei trasporti ma non c’è accenno al nucleare, che rappresenta il 70% della produzione annua

Un piano per la decarbonizzazione per andare incontro agli obiettivi fissati dall’Ue, ovvero la riduzione delle emissioni del 55% entro il 2030. Il primo ministro francese, Elisabeth Borne, ha presentato nei giorni scorsi l’assai discusso programma transalpino per dimezzare le emissioni di gas serra entro il 2030 rispetto ai dati del 1990. Si dovrebbe passare, almeno queste sono le cifre presentate, da 408 milioni di tonnellate di CO2 nel 2022 a 270 nel 2030. E’ un passo in avanti notevole: il precedente piano di Parigi prevedeva la riduzione del 40% di emissioni entro il 2030. 

Lo sforzo graverà soprattutto sulle grandi imprese francesi: per edilizia e costruzioni, il piano governativo conferma l’eliminazione graduale delle caldaie a gasolio e punta per la prima volta anche alla fine delle nuove vendite di caldaie a gas, oltre alla ristrutturazione di edifici residenziali. 

L’impegno di riduzione graverà anche sulle istituzioni statali e una parte anche sulle famiglie. Il pacchetto dovrebbe produrre la riduzione delle emissioni di gas serra della Francia del 50%, rispetto al 1990 e un’altra riduzione del 5% è prevista dai pozzi di carbonio per raggiungere l’obiettivo del 55% dell’Ue.

L’investimento aggiuntivo totale richiesto dai piani del governo ammonta a circa 66 miliardi di euro annui, circa il 2,3% del Pil fino al 2030. 

Il piano di decarbonizzazione francese gira quasi totalmente intorno all’elettrificazione nazionale del parco vetture: la sostituzione delle tradizionali auto con motore a combustione con veicoli elettrici (EV) è il modo principale per ridurre le emissioni dei trasporti, con un risparmio di 11 milioni di tonnellate. 

Nel 2022, secondo i dati Citepa, il settore dei trasporti è stata la principale fonte di emissioni di gas a effetto serra in Francia (129 milioni di tonnellate), prima di agricoltura (81 milioni), industria (72), edilizia (64) ed energia (47).

Nelle scorse settimane l’Ue ha votato attraverso una legge che vieta di fatto la vendita di nuovi veicoli con motori a combustione a partire dal 2035, una mossa che include Germania e Italia e se l’Italia è rimasta un attimo scottata sulla questione dei biocarburanti, Berlino ha ottenuto una concessione dell’ultimo minuto per mantenere la porta aperta ai veicoli alimentati a carburante elettrico.

Nel piano c’è però un convitato di pietra: il nucleare non è neppure citato, sebbene la Francia ricavi il 70% della sua produzione elettrica dall’atomo. Eppure il governo francese si era impegnato anni fa per la riduzione della quota di nucleare prodotta (al 50%) entro il 2025, un limite che è saltato dopo l’invasione russa in Ucraina e la successiva crisi energetica europea che ha spinto la Francia a spingere sul nucleare, con l’annuncio del governo potenziali piani per costruire altri otto reattori citando la sicurezza energetica.

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