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Studio EY: il 47% degli asset manager non ha CdA composti almeno al 40% da donne
Il raggiungimento del gender equality nell’ambito dell’industria finanziaria europea al momento pare essere una chimera. Almeno è quanto emerge dai dati proposti dallo EY European Financial Services Boardroom Monitor, che ha mappato la condizione delle aziende nel periodo compreso tra gennaio e giugno dell’anno in corso.
Poco meno della metà (47%) degli asset manager dell’Ue non ha ancora consigli di amministrazione composti per il 40% da donne, nonostante questo sia l’obiettivo richiesto dalla direttiva europea sulle donne nei consigli di amministrazione (European Women on Boards Directive).
Si è dunque assai lontano dall’obiettivo con scadenza abbastanza ravvicinata: secondo la normativa europea, le società di servizi finanziari europee hanno tempo fino a gennaio 2026 per far salire il numero di donne nei CdA almeno al 40%. E’ una soglia che non riguarda, almeno per il momento, le pmi con meno di 250 dipendenti.
Ma l’obiettivo al momento sembra sempre più lontano. Delle assunzioni effettuate nell’ultimo anno, il 44% erano donne, otto punti percentuali in meno rispetto al 52% assunto nel 2022.
Sempre secondo l’analisi di EY, l’attuale composizione dei membri dei CdA delle società europee di servizi finanziari vede al tavolo il 43% al femminile. Inoltre le donne nei CdA hanno anche meno possibilità di aver ricoperto ruoli di C-suite in carriera, con il 53% con esperienza di leadership senior (gli uomini sono al 65%).
La strada dunque è ancora in salita anche se gli ultimi segnali sono stati positivi. Sempre EY ha evidenziato che nel 2022 le nomine dei consigli di amministrazione delle società di servizi finanziari europee sono state ripartite più equamente tra uomini e donne. Inoltre, il 32% delle aziende conta membri dei CdA con esperienza nel settore della sostenibilità, la maggior parte dei quali è di sesso femminile.