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Pensionati emigrati, giovani che partono, lavoratori stranieri che tornano a casa. Il direttore centrale Relazioni internazionali spiega come l’Istituto segue carriere sempre più mobili. Al centro, la collaborazione tra enti europei
Le sfide del lavoro e del welfare non conoscono confini, tanto meno nell’era dell’intelligenza artificiale. Se ne è parlato al seminario tecnico dell’Associazione internazionale della sicurezza sociale (Issa), ospitato dall’Inps a Palazzo Wedekind, a Roma, sull’impatto dell’IA sul mercato del lavoro e sui sistemi di protezione sociale.
«Il mondo è sempre più globalizzato, e lo è anche il mondo del lavoro», osserva Giuseppe Conte, direttore centrale Relazioni internazionali dell’Inps. Un secolo di emigrazione ha lasciato in eredità «un’altra Italia che vive fuori dai confini nazionali. Ogni anno effettuiamo oltre 300mila pagamenti in 160 Paesi», precisa.
Alla diaspora storica si somma quella dei giovani che partono in cerca di salari migliori e carriere più trasparenti, e che costringono il Paese a chiedersi se e come recuperare quelle competenze. Le loro traiettorie sono tutt’altro che lineari: «Una vita lavorativa che inizia in Italia, passa in un Paese europeo, torna in Italia, e così via. Tutte queste persone hanno bisogno di informazioni e prestazioni».
In senso opposto viaggia chi arriva in Italia per lavorare, versa contributi, matura diritti e spesso, a fine carriera, rientra nel Paese d’origine. Nell’Europa della libera circolazione, quei diritti devono restare «uguali e portabili». «È un mondo che va presidiato», sottolinea Conte e l’Inps ha dedicato una struttura apposita, la direzione centrale Relazioni internazionali, «perché questi servizi vengano disegnati fin dall’inizio per persone con esigenze particolari», con il doppio compito di erogare prestazioni e tessere le relazioni che le rendono possibili.
L’Istituto è tra i fondatori della European Social Insurance Platform. «Stiamo costruendo una rete con le altre istituzioni europee per scambiare le informazioni in modo automatico e semplice, senza gravare sui cittadini all’estero», spiega Conte.
Quanto al contributo che l’Italia può dare, Conte richiama la linea del presidente Gabriele Fava, secondo cui salari, denatalità e mobilità del lavoro sono sfide comuni all’Europa e al mondo. «Per questo è sempre più importante trovare meccanismi di informazione che rendano le persone consapevoli dei propri diritti. E questo richiede una collaborazione più stretta tra gli enti di sicurezza sociale».