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Dai principi attivi al fine vita dei medicinali, una guida ai confini di analisi e agli indicatori necessari per valutare i risultati ambientali del settore pharma.

Un medicinale arriva in farmacia dopo una sequenza di lavorazioni, controlli e trasferimenti. Il consumo di energia dello stabilimento che lo confeziona racconta soltanto una parte di quel percorso: a monte ci sono i materiali acquistati e i principi attivi, mentre a valle possono esserci conservazione refrigerata, distribuzione e gestione dei residui. Misurare la sostenibilità farmaceutica richiede di ricostruire questi passaggi prima di scegliere un indicatore.

Per un’impresa, il primo problema è stabilire a quale domanda debba rispondere l’analisi. Valutare le prestazioni di uno stabilimento, confrontare due confezioni e stimare l’impatto ambientale dei farmaci sono attività con confini differenti. La metodologia del Life Cycle Assessment aiuta a leggere le conseguenze delle scelte lungo il ciclo di vita, evitando di fermarsi alla sola fase sulla quale l’azienda dispone già di dati.

Sostenibilità farmaceutica e confini della misurazione

Un inventario aziendale descrive le attività comprese nel perimetro organizzativo e le altre componenti considerate dal metodo adottato. Un’analisi di prodotto segue invece una funzione definita: per esempio, rendere disponibile una determinata quantità di medicinale, con caratteristiche e condizioni di conservazione specificate. I risultati dei due livelli non sono intercambiabili.

Prima della raccolta occorre quindi indicare periodo, siti e fasi incluse. È utile distinguere ciò che l’impresa produce direttamente da ciò che affida a terzi, documentando eventuali esclusioni. Un cambio di fornitore o l’esternalizzazione di una lavorazione può modificare il consumo interno senza eliminare l’impatto della lavorazione stessa. Il confronto nel tempo deve rendere visibili questi spostamenti.

Impatto ambientale dei farmaci oltre le emissioni

Le emissioni di gas serra costituiscono una dimensione importante, ma non esauriscono la valutazione. Acqua prelevata e consumata, scarichi, utilizzo di solventi e produzione di rifiuti descrivono pressioni diverse. Riunirle in un unico numero senza chiarire i criteri rischia di nascondere un peggioramento dietro un miglioramento ottenuto altrove.

Anche la valutazione del rischio ambientale dei medicinali descritta dall’EMA ha una finalità specifica, distinta dalla contabilità delle emissioni o dall’analisi complessiva del ciclo di vita. Considera aspetti quali esposizione ambientale, persistenza e tossicità. Rischio ecotossicologico e impronta climatica rispondono a domande differenti: uno non può essere utilizzato come sostituto dell’altra.

Per costruire un quadro gestionale, conviene affiancare indicatori separati e leggibili. Il dato sull’acqua, per esempio, acquista significato quando si conoscono il bacino di provenienza e le condizioni locali; quello sui rifiuti richiede una distinzione tra tipologie e destinazioni. Una quantità complessiva, da sola, offre poche indicazioni sulle priorità operative.

Gli indicatori per un’industria farmaceutica sostenibile

Le misure assolute permettono di osservare l’andamento totale delle pressioni ambientali. Quelle di intensità rapportano un consumo o un’emissione a una quantità di attività. Servono entrambe, purché il denominatore sia pertinente: una confezione non equivale necessariamente a un’altra per complessità produttiva, contenuto o requisiti di conservazione.

Si consideri un esempio puramente illustrativo. Se un sito riduce del 10% l’energia necessaria per un lotto ma aumenta il numero dei lotti del 20%, il consumo totale può crescere. Il miglioramento di efficienza resta reale, ma non autorizza a dichiarare una riduzione complessiva. Efficienza e diminuzione dell’impatto totale vanno rendicontate separatamente.

Per confrontare periodi differenti occorre inoltre osservare il mix produttivo. L’introduzione di una linea con esigenze tecniche diverse può cambiare gli indicatori anche in assenza di un peggioramento nella gestione degli impianti. Annotare queste variazioni rende il dato interpretabile per chi deve decidere gli investimenti.

ESG nel settore farmaceutico e qualità dei dati di filiera

Una parte delle informazioni arriva dai fornitori e per renderla utilizzabile servono una richiesta chiara e un formato coerente: anno di riferimento, impianto interessato, metodo di calcolo e quota di dati stimati. Un valore attribuito all’intero gruppo del fornitore può essere utile per una prima ricognizione, ma non descrive automaticamente il materiale acquistato.

Nel lavoro ESG del settore farmaceutico è quindi utile associare a ogni indicatore anche una valutazione della sua qualità. Dove mancano misure specifiche, le stime possono orientare le prime priorità, purché siano riconoscibili. L’obiettivo successivo è migliorare soprattutto i dati che incidono sulle decisioni più rilevanti.

Come comunicare i risultati della sostenibilità farmaceutica

Un risultato ambientale diventa comprensibile quando specifica cosa è cambiato e rispetto a quale riferimento. “Ridotto il consumo di acqua nel sito” è un’informazione da completare con quantità, periodo e confini; estenderla all’intera produzione richiede evidenze ulteriori.

Un percorso verso un’industria farmaceutica sostenibile può essere raccontato attraverso interventi circoscritti e verificabili. Esplicitare anche i limiti dell’analisi aiuta a distinguere i risultati già misurati dagli obiettivi sui quali il lavoro è ancora in corso.

Domande frequenti sulla sostenibilità farmaceutica

Come si misura la sostenibilità farmaceutica?

Definendo il perimetro e utilizzando indicatori distinti per emissioni, acqua, materiali e rifiuti. I risultati vanno letti insieme alla qualità dei dati e alle variazioni della produzione.

L’impatto ambientale dei farmaci coincide con la carbon footprint?

No. La carbon footprint riguarda le emissioni di gas serra; la valutazione ambientale può includere altre pressioni e richiede metodi adeguati alle singole dimensioni.

Si possono confrontare due aziende attraverso un solo indicatore?

Un confronto richiede confini, metodi e attività sufficientemente omogenei. Un numero isolato può riflettere differenze nel mix produttivo anziché nelle prestazioni gestionali.

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