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Alla fiera SiGMA World Rome, la presidente dell’organizzazione mondiale dei parlamenti nazionali indica nella progettazione dei contenuti e nell’intelligenza artificiale i nodi della tutela dei minori. Il Parlamento europeo chiede di vietare i loot box nei titoli accessibili ai minori
Le regole di un gioco le scrive il suo designer, quelle dell’industria che lo produce spettano ai parlamenti. È la tesi che Tulia Ackson, presidente dell’IPU, porta a SiGMA World Rome, vetrina dell’iGaming, l’azzardo online e affiliate marketing. Per la presidente della storica organizzazione che riunisce 180 parlamenti nazionali, il videogioco è una rete di relazioni e competenze che attraversa i confini, e il rischio per i minori si decide nell’architettura scelta da chi lo disegna.
Un’industria in crescita, Ackson: «La regolamentazione è cruciale»
Ackson ricorda che il gaming attraversa contesti economici e sociali diversi, costruisce comunità oltre i confini, sviluppa competenze e consente di guardare il mondo dal punto di vista di un’altra cultura. I minori sono gli utenti più esposti alla manipolazione. La responsabilità, spiega, è condivisa: «Dobbiamo riconoscere tutti di doverlo fare in modo responsabile. È un’industria di cui non possiamo fermare la crescita: cresce, esiste ed è usata da tutte le generazioni». Alla via del divieto la presidente oppone una condizione, che l’industria «deve prosperare e crescere in modo responsabile. La regolamentazione è cruciale». Il compito spetta a ogni paese, che deve stabilire «quali regole possono funzionare».
Disturbi, consenso, IA
Il capitolo sanitario riguarda i disturbi da gaming, rientrati tra quelli classificati a livello internazionale. Ackson ne descrive gli esiti scolastici ed emotivi: calo dell’attenzione in aula e depressione, con prevalenza tra gli adolescenti. Il capitolo culturale riguarda contenuti e consenso, cioè il modo in cui gli esseri umani sono rappresentati nei giochi, con titoli apertamente razzisti o misogini.
L’intelligenza artificiale permette di personalizzare il gioco e di apprendere le frequenze con cui si gioca. L’esito ricade interamente sulle scelte del progettista. Ricompense giornaliere e offerte a tempo, meccaniche di richiamo studiate per riportare il giocatore davanti allo schermo, sono ormai voci esplicite nei criteri europei di classificazione.
In Australia il limite alle pubblicità
Sul fronte pubblicitario, il Parlamento australiano ha approvato il 19 agosto 2026 l’Interactive Gambling Amendment (Gambling Reform) Act, che limita la pubblicità delle scommesse su televisione, radio, piattaforme online e impianti sportivi e la vieta durante la trasmissione di eventi sportivi dal vivo, da 15 minuti prima a 5 minuti dopo. L’attuazione è graduale, su tre anni, con l’avvio principale atteso dal 1° gennaio 2027. Le norme riguardano l’azzardo in generale e non la pubblicità dei videogiochi.
Un’Europa «proattiva»
Per Ackson l’Unione Europea «è proattiva». In primo luogo, vi è una classificazione per età. Dal giugno 2026 il PEGI, il sistema paneuropeo di rating, valuta i nuovi giochi anche sui meccanismi che sollecitano il comportamento del giocatore. Gli oggetti casuali a pagamento portano a una classificazione di base PEGI 16, in alcuni casi 18, mentre la chat senza restrizioni e i casinò sociali meritano PEGI 18, e dal 1° ottobre 2026 il PEGI ha iniziato a riclassificare anche i titoli già in commercio. Un criterio analogo è in vigore in Germania dal 2023.
Lo scorso 26 novembre 2025 il Parlamento europeo ha approvato con 483 voti favorevoli, 92 contrari e 86 astenuti una risoluzione sulla protezione dei minori online, che chiede alla Commissione di vietare i loot box e i contenuti casuali a pagamento nei giochi probabilmente accessibili ai minori. Infine, sono in lavorazione le linee guida della Commissione sul Digital Services Act e il Digital Fairness Act.
Per Ackson, la regolazione non conosce un traguardo: «La tecnologia si evolve ogni giorno. Per questo è molto difficile dire quale paese stia facendo meglio e quale peggio. Non arriverà mai il giorno in cui diremo di essere in grado di gestire tutto, perché man mano che l’industria cresce, anche la regolamentazione deve crescere».