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Il senatore a Sostenibileoggi.it: “È stato il personaggio più rilevante del secolo breve”

Il mondo lo ricorda, a cento anni dalla nascita. Franco Basaglia è stato un personaggio divisivo ma anche decisivo per il nostro Paese, perché a lui si deve la chiusura dei manicomi e la regolamentazione del Trattamento Sanitario Obbligatorio, con l’istituzione dei servizi di igiene pubblici, con la legge 180, entrata in vigore il 13 maggio 1978. Antonio Guidi, senatore, professore di neuropsichiatria infantile, ex ministro della famiglia, racconta a Sostenibileoggi.it il suo rapporto con Basaglia e l’eredità del suo grande lavoro sul disagio mentale

Che cosa ha rappresentato per lei Franco Basaglia?

Con molta onestà, sia da amico che in momenti professionali, lo ricordo con nostalgia, tenerezza e rammarico, mi manca molto dal punto di vista etico, poi professionale e civile. Per l’Italia – con tutti i limiti perché non possiamo idealizzare nessuno –  credo sia stato il personaggio più rilevante del secolo breve. Era uno scienziato, un politico che è andato oltre i partiti, ha vinto la guerra contro il manicomio nel secolo che ha saputo inventarsi anche la bomba atomica, ha permesso di chiudere, non solo metaforicamente, i manicomi, che hanno rappresentato uno dei tragici errori ed orrori del ‘900.

Basaglia era un personaggio scomodo?

Una figura come la sua ha generato anche dissenso. Con dolcezza, quando non ero ancora noto, diceva che perdevo tempo per integrare le persone nelle scuole piuttosto che impegnarmi sull’emergenza manicomi, mentre io pensavo che la prevenzione del disagio mentale dovesse partire dalle scuole. Lo penso ancora, tra l’altro. Ho fatto un percorso parallelo a Basaglia, poi come sottosegretario e presidente dell’Osservatorio nazionale per la salute mentale ho provato a continuare la sua  opera, ho difeso la legge 180 che ritengo ancora vada attualizzata ma senza toccare il contenuto fondamentale. Rispetto alla salute mentale, dopo il Covid-19 possiamo impegnarci ancora ma potenziando strutture perché a me il manicomietto non mi convince affatto. 

Eredità di Basaglia: cosa resta?

Va completata la legge 180. Pensi che quando ero a capo dell’Osservatorio, mancavano 32 mila infermieri. Spesso le leggi complicate non funzionano perché non ci sono gli strumenti per applicarle, un altro passo in avanti sono i servizi territoriali aperti.

Dal punto di vista normativo quale passo farebbe per tutelare il disagio mentale, con casi che emergono in ogni fascia d’età anche per l’uso intensivo dei social?

Non è un problema di aumento del disagio mentale, ma si registra un passo avanti nella capacità di diagnosi dei disagi. Dopo la pandemia e con l’abuso dei social media si sono sviluppate nuove forme di disagio mentale, ma servono terapie dolci, non quelle violente tipo l’elettroshock. Poi, il coltello serve per tagliare il salame e per uccidere una persona, dipende come si usa. Sul disagio mentale dei bambini, per esempio, parlando del coinvolgimento di nuove fasce d’età, serve mettere da parte i social, insistendo sui giochi manuali, pratici, recuperando luoghi di incontro. Anche i genitori devono giocare con i figli, mettendo da parte la tecnologia, va ampliato lo spettro di proposte di vita al bambino che cresce. 

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