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Il presidente Matteo Cimenti: “La logica dovrebbe portare ad un complessivo ripensamento sullo stop al motore endotermico nel 2035”

L’industria italiana del GPL e del GNL nel contesto europeo, le nuove normative e la discussione sull’ipotetico rinvio dello stop alla vendita delle auto a motore endotermico entro il 2035. Ne parla a SostenibileOggi Matteo Cimenti, presidente di Assogasdliquidi-Federchimica.

Qual è il ruolo dell’industria italiana del GPL e GNL nel contesto energetico europeo?

Le imprese italiane dei gas liquefatti sono leader tecnologiche in Europa ed esportano in tutto il mondo. Abbiamo la rete distributiva di GNL più grande a livello continentale: i 160 punti vendita rappresentano il 23% del totale e la flotta circolante terrestre è di 5.000 mezzi, la metà del totale a livello europeo. Quanto al GPL, oltre alla componentistica di avanguardia per le auto e le caldaie, la rete distributiva dei carburanti è composta da 4615 stazioni di rifornimento ed è sviluppata in maniera omogenea da nord a sud (isole comprese) risultando oltretutto  la migliore sul Continente europeo per efficienza. La distribuzione del prodotto nei canali del residenziale, dell’industria e dell’agricoltura vede la presenza di oltre 28 milioni di bombole in circolazione, circa 1,5 milioni di serbatoi installati che servono (nel settore domestico) circa 7 milioni di famiglie. La disponibilità del prodotto è garantita dalla presenza su tutto il territorio nazionale di circa 380 depositi di approvvigionamento (anche costiero) e di stoccaggio. 

Ci sono margini per rivedere il bando delle nuove auto a motore endotermico dal 2035 e delle nuove caldaie a gas dal 2040?

La logica dovrebbe portare ad un complessivo ripensamento di questa impostazione: l’esperienza della crisi russo-ucraina dovrebbe aver insegnato qualcosa; dipendevamo troppo dal gas che arrivava dalla Russia, perché non ci eravamo preoccupati di mantenere più opzioni. Allo stesso modo, correremo meno rischi se ragioneremo senza paletti per mantenere un mix energetico vario, dove l’unico punto di riferimento devono essere i valori emissivi, a garanzia del rispetto di neutralità tecnologica. Spazio quindi a tutti i vettori energetici, alle auto a combustione interna ed alle caldaie che saranno sempre più alimentati con carburanti e combustibili rinnovabili. In questo senso, la nostra richiesta è che vengano rivisti i provvedimenti adottati a livello comunitario sostituendo le previsioni di divieti e bandi con un approccio basato all’intero ciclo di vita delle tecnologie e delle fonti, con un’attenzione particolare agli impatti di natura industriale, socio-economica e occupazionale delle scelte.

Secondo i dati da forniti riferiti al 2023, la filiera del GNL cresce in Italia del 10% e anche i consumi del 15%: segnali positivi, che tipo di interventi normativi e fiscali chiede il settore per il decollo?

Occorre un piano di rilancio e sviluppo apposito, a partire già dalla prossima legge di bilancio, introducendo un credito d’imposta triennale per le spese rivolte all’acquisto del carburante GNL/bioGNL da parte delle imprese di autotrasporto. Inoltre andrebbe prevista una premialità per l’acquisto dei mezzi alimentati al GNL nell’erogazione degli incentivi a favore delle imprese dell’autotrasporto, insieme alla pronta definizione di un quadro di regole chiare ed uguali per tutti i Porti per lo svolgimento delle operazioni di bunkeraggio GNL.

Per il GPL “verde” entro il 2030 volete dare la disponibilità di una miscela in cui sia presente almeno il 40% di prodotti bio e rinnovabili, che effetto potrebbe avere sul mercato?

Il recente Piano nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC) del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha indicato l’obiettivo di rendere disponibili quantità adeguate di GPL bio e rinnovabile (1,5 milioni di tonnellate, di cui circa 700.000 tonnellate di bioGPL e 750.000 tonnellate di DME rinnovabile) con investimenti necessari di circa 4,3 miliardi di euro per sostenere il fabbisogno nazionale. Questo implica la necessità che sia garantito un sostegno pubblico a tali investimenti attraverso la creazione di un fondo ad hoc per lo sviluppo dei gas liquefatti rinnovabili. L’effetto sarebbe molto positivo, perché ciò garantirebbe il raggiungimento dei target sopra indicati fissati dal PNIEC, valorizzando così la rete infrastrutturale di stoccaggio, distribuzione e vendita già esistente e senza modifiche nelle vetture o negli impianti già in utilizzo ai consumatori finali, strutture ed impianti che possono già da oggi accogliere le produzioni bio e rinnovabili del GPL accorciando i tempi per il raggiungimento degli obiettivi di riduzione dell’impronta carbonica dei settori della mobilità e del residenziale.

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