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Italia ben oltre la media europea: superati gli obiettivi al 2025 (50%) e al 2030 (60%), con risparmio di riduzioni di oltre 400 mila tonnellate di CO2

Il riciclo è fissato intorno al 70%, fino a dieci punti oltre la media europea. Il recupero delle sole lattine per bevande invece scollina oltre il 90%, in linea con i paesi che hanno adottato il deposito su cauzione. L’Italia è leader europeo sul riciclo dell’alluminio: è quanto emerge dai risultati dell’assemblea annuale di CIAL (Consorzio Nazionale Imballaggi Alluminio) tenutasi a maggio.

Nel 2022 è stato avviato a riciclo il 73,6% degli imballaggi in alluminio immessi sul mercato (ovvero oltre 60 mila tonnellate) e, con il recupero energetico, il totale di quelli complessivamente recuperati cresce e si avvicina al 78%. Il tasso di riciclo degli imballaggi in alluminio in Italia ha quindi già superato abbondantemente gli obiettivi al 2025 (50%) e al 2030 (60%), con risparmio di riduzioni di oltre 400 mila tonnellate di CO2. Carmine Bruno Rea, presidente di CIAL, spiega a SostenibileOggi i punti di forza del sistema-Italia.

Il sistema italiano di raccolta e recupero dell’alluminio rappresenta un’eccellenza in Europa. Quali sono i punti forti di questo sistema?


Si tratta di un sistema che fin da subito ha puntato sulla raccolta e il recupero di tutte le tipologie di packaging in alluminio, non solo su quelle più remunerative e facili da raccogliere. Dopo le lattine, che già si raccoglievano in Italia quasi 30 anni fa, con la nascita del Conai le raccolte sono state estese a tutti i principali materiali da imballaggio e a tutte le componenti del packaging. Nel caso dell’alluminio, quindi, oltre alle lattine, anche alle scatolette, alle bombolette, ai tubetti, alle vaschette, al foglio sottile, fino agli accessori più piccoli come tappi e chiusure. Lo sviluppo di nuovi e sempre più evoluti modelli di raccolta, accanto ad impianti di trattamento dotati di innovativi sistemi di selezione e preparazione delle diverse frazioni di materiali per il riciclo, ha permesso al nostro Paese di conseguire molto presto gli obiettivi indicati dalle direttive e di diventare, quindi, un modello di eccellenza in Europa“.

Si legge del programma “zero discarica, 100% recupero”, si intuisce la finalità, come sarà attuato questo programma?

Si tratta di una missione più che di un programma. Un obiettivo possibile e perseguibile in tutti gli ambiti territoriali dotati di un sistema di gestione integrata dei rifiuti che esclude la discarica, come forma estrema di smaltimento, e mira alla massimizzazione del recupero. L’alluminio, per caratteristiche chimico-fisiche, prima ancora che per il suo alto valore economico, è sempre recuperabile. Innanzitutto, ovviamente, tramite la raccolta differenziata e il successivo trattamento presso gli impianti di selezione, sia della plastica sia del vetro, che sono i due materiali con cui viene abitualmente raccolto. Può essere, poi, facilmente recuperato presso gli impianti di trattamento meccanico-biologico, dove avviene la separazione della frazione secca da quella umida, attraverso la stessa tecnologia impiegata presso gli impianti di selezione, ovvero, l’ECS (eddy current system). Gli imballaggi di alluminio, con spessore fino a 50 micron (sostanzialmente il foglio in alluminio), anche nel segmento accoppiato con prevalenza in peso dell’alluminio, sono recuperabili in termini energetici in impianti di termovalorizzazione mentre, al termine del processo, le scorie post-combustione possono essere trattate per garantire il recupero dei metalli ancora inclusi, quindi anche dell’alluminio“.

Che peso svolge l’evoluzione tecnologica nel recupero e riciclo dell’alluminio?

L’alluminio è facile da raccogliere e facile da riciclare e le sue caratteristiche hanno determinato nel tempo l’evoluzione delle tecnologie più idonee per assecondare questa vocazione del materiale nonché, con riferimento al suo valore economico, la sua valorizzazione. Parliamo di tecnologie ormai consolidate e che, attraverso una stretta sinergia tra il sistema di gestione dei rifiuti e le aziende del riciclo, hanno contribuito alla realizzazione di una vera e propria simbiosi industriale e non potrebbe essere altrimenti. Ricordiamo che riciclare l’alluminio è fondamentale dal punto di vista ambientale e strategico per l’industria grazie all’enorme beneficio che ne deriva in termini di risparmio energetico. Fare nuovo alluminio partendo dal rottame garantisce, infatti, un risparmio del 95% dell’energia necessaria a produrlo partendo dalla bauxite, il minerale da cui si ricava. Le caratteristiche del metallo, inoltre, riciclo dopo riciclo, in un ciclo senza fine, restano immutate garantendo le migliori performance possibili in tutte le applicazioni in cui trova impiego. E per questo viene anche definito un materiale durevole o permanente. Non a caso si stima che oltre il 75% dell’alluminio da sempre prodotto è tuttora in circolo“.

Ci sono margini di miglioramento ulteriore nel sistema di riciclo? Ci racconta il progetto Ogni Lattina Vale?

I margini di miglioramento ci sono e riguardano quello che è ormai il processo irreversibile della raccolta e del trattamento del materiale che, da una parte, dovrà garantire che le principali regioni del Sud Italia riescano presto a ridurre il divario quantitativo con le aree più mature del Paese e che, dall’altra, i processi di selezione e trattamento favoriscano performance qualitative sempre più elevate. CIAL condivide da tempo con i produttori e le principali associazioni europee del packaging in alluminio una roadmap per raggiungere il traguardo 100% di riciclo delle lattine per bevande entro il 2030. A questo scopo ha attivato e continua ad implementare da anni raccolte dedicate alle sole lattine per bevande che, accanto alla raccolta differenziata tradizionale, garantiscono il recupero di questa tipologia di contenitore nei luoghi di maggior consumo, con una strategia di azione, quindi, sostenibile in termini ambientali, sociali ed economici. Dalle raccolte organizzate da associazioni di volontariato e cooperative sociali nell’ambito del progetto Raccolta Solidale, a quelle a bordo delle navi delle principali compagnie di crociera, alle raccolte nelle scuole e, nei mesi estivi, presso i lidi balneari, ma anche, in occasione di eventi musicali e sportivi. Tutto questo sotto il cappello del programma europeo Every Can Counts – chiamato in Italia Ogni Lattina Vale – cui aderiscono oggi 19 paesi europei che, in maniera continuativa, promuovono la raccolta e il riciclo delle lattine anche attraverso la partecipazione, con attrezzature di raccolta dedicate, in occasione di grandi eventi e manifestazioni“.


Il deposito con cauzione rappresenta un forte incentivo? 

Direi di no. Non si tratta infatti di un sistema incentivante o premiante – visto che si basa sul pagamento di una cauzione che si aggiunge al prezzo di vendita del prodotto, restituita poi alla consegna del vuoto – ma, semplicemente, di un efficace modello di raccolta e riciclo finalizzato principalmente a garantire il contenimento del littering, cioè dell’abbandono delle lattine o di altri imballaggi nelle strade e nell’ambiente. È solo una delle possibili opzioni, seppur particolarmente onerosa. L’altra è quella di una efficiente ed efficace raccolta differenziata, proprio come quella che viene fatta nel nostro Paese.

Con un tasso di riciclo medio, negli ultimi cinque anni, del 70% di imballaggi in alluminio l’Italia, infatti, non solo ha da tempo raggiunto e superato gli obiettivi al 2030, ma si colloca al primo posto in Europa con ben 10 punti percentuali sopra la media (59%) degli altri paesi. Mentre, per le sole lattine per bevande il tasso di riciclo attuale, pari al 91,6% (2022) risulta in linea con il tasso medio dei sistemi basati su sistemi con deposito cauzionale (92%) e di gran lunga superiore alla media europea che è attualmente pari al 73%.

In pratica: in Italia, rispetto ad un consumo pro capite di 36 lattine l’anno, ne sono state riciclate 33, ne mancherebbero da intercettare solo tre a testa.

In Italia il fenomeno del littering è sporadico e marginale, le bevande in lattina vengono infatti consumate nel 70% dei casi in ambito domestico e per il 30% nei canali HoReCa. In entrambi i casi là dove vengono consumate vengono anche raccolte confluendo, quindi, nel tradizionale sistema di raccolta differenziata e riciclo.

Insomma, non esiste un modello migliore o peggiore, esiste il modello appropriato che, a seconda delle condizioni di mercato, di luoghi e modelli di consumo, è in grado di garantire, ai minori costi possibili, le migliori performance economiche ambientali e sociali“.

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