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Le società che emettono obbligazioni dovranno fornire informazioni su come saranno utilizzati i proventi

Il greenwashing ormai da tempo è lo spauracchio che turba i sogni dell’Ue in riferimento all’applicazione delle metriche ESG da parte delle aziende. Ecco dunque che nei giorni scorsi al Parlamento Ue è passata l’adozione di un nuovo marchio European Green Bond (EuGB), volto a combattere appunto il greenwashing e a fornire agli investitori la certezza che i loro investimenti siano adeguatamente indirizzati verso l’effettivo finanziamento di attività e tecnologie aziendali sostenibili. La proposta è stata lanciata dalla Commissione Ue a luglio 2021, volta a stabilire un “gold standard” per le obbligazioni verdi e facente parte di una serie di iniziative progettate per promuovere un sistema finanziario più sostenibile e contribuire a facilitare gli investimenti necessari per far avanzare l’Ue e gli obiettivi climatici globali. 

A maggio 2022, la commissione per gli affari economici e monetari del Parlamento europeo ha presentato una serie di emendamenti per ampliare significativamente la portata della nuova regolamentazione, con norme che coprono l’intero mercato dei green bond. Le proposte hanno incontrato la resistenza di gruppi industriali.

L’aumento dell’emissioni dei green bond

Secondo il nuovo standard licenziato a Bruxelles, le società che emettono obbligazioni con la designazione volontaria EuGB dovranno seguire criteri rigorosi di investimento e trasparenza, comprese le informazioni su come verranno utilizzati i proventi delle obbligazioni, nonché l’impegno in un piano di transizione verde. I volumi di emissione di green bond sono aumentati negli ultimi anni poiché aziende e governi li hanno sempre più utilizzati per finanziare le proprie iniziative di sostenibilità ambientale e transizione, sebbene sia stato registrato un calo nel corso del 2022 in cui però le emissioni hanno fatto registrare una ripresa, raggiungendo volumi record nella prima metà di quest’anno (dati Moody’s), con particolare forza nel mercato europeo, che rappresentava quasi il 60% del mercato globale.

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