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Alcuni Stati si erano rivolti a un tribunale per fermare alcune norme su diversità e inclusione nel settore privato

Il fronte anti ESG che si è andato sviluppando negli ultimi mesi negli Stati Uniti segna una battuta d’arresto: la diversity nei board delle società quotate è salva. Alcuni stati di sponda Rep si erano rivolti alla magistratura per fermare gli sforzi per la diversità, l’equità e l’inclusione nel settore privato. Ad agosto 2021, la Securities and Exchange Commission (Sec) degli Stati Uniti ha approvato alcune regole, proposte dal Nasdaq Stock Market, che richiedono alle società quotate in Borsa, entro il 2026, di divulgare la razza, il genere e l’orientamento sessuale dei membri del proprio consiglio di amministrazione, di avere almeno una donna e un membro che appartiene a una minoranza sottorappresentata o si identifica come Lgbtq+ nel CDA e, in caso di mancata compliance, di giustificare i motivi.

All’approvazione del pacchetto di norme, il gruppo conservatore Alliance for Fair Board Recruitment e il think tank National Center for Public Policy Research hanno presentato una petizione a una Corte d’Appello americana contro la Securities and Exchange Commission, chiedendo una revisione di queste regole, sostenendo che fossero incostituzionali e che violassero l’Exchange Act e l’Administrative Procedure Act. 

Le motivazioni della Corte

I giudici hanno respinto la petizione. Nelle motivazioni, si è stabilito che le regole della Sec sono conformi all’Exchange Act e all’Administrative Procedure Act e che l’Alliance non ha dimostrato in che modo la Sec avrebbe agito in modo arbitrario. La Sec si era difesa dalle accuse dicendo di aver tenuto conto dei costi per le società non compliant e di aver preso una decisione razionale. La Corte le ha dato ragione, con batosta per i repubblicani, che hanno annunciato il ricorso a un tribunale superiore.

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