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Un focus sulla legge che fa discutere da sempre in Italia
Se ne discute ampiamente, anche a causa della presenza dei pro vita nei consultori che ha messo in allarme associazioni, partiti politici, cittadini sull’applicazione concreta della legge 194. Interruzione volontaria di gravidenza (IVG), tra il diritto di decidere – inalienabile – delle donne entro i primi 90 giorni della gestazione, un compromesso tra la tutela della salute, i diritti delle donne (anche riproduttivi) e l’interesse pubblico alla protezione della vita che nasce.
I passaggi per l’IVG
Si parte dalla certificazione della volontà della madre di porre fine alla gravidanza, recandosi in un consultorio o un reparto ad hoc in un ospedale pubblico, oppure dal medico di riferimento. Viene prodotto un certificato medico, dopo cui c’è un periodo di sette giorni che intercorre con l’intervento per l’IVG, tranne che nei casi di urgenza. Tutti gli enti ospedalieri e le cliniche autorizzate devono garantire che vi sia la disponibilità e la concreta realizzazione degli interventi di IVG.
Come si procede con l’IVG
Le opzioni sono due: l’aborto farmacologico e l’aborto chirurgico. L’aborto farmacologico è un’opzione di IVG nell’arco dei primi 63 giorni di gestazione, preceduta da una valutazione medica in una struttura ospedaliera o clinica. Per l’opzione chirurgica, c’è il ricovero e le analisi del sangue, precedute – come per la prima opzione – dalla prassi della documentazione. Dove è prevista l’anestesia generale, si ha un colloquio con l’anestesista. L’intervento si chiama isterosuzione, con anestesia, locale o totale.