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Solo una donna su cinque accede alle posizioni apicali delle imprese

L’acronimo ESG è definitivamente entrato nel mondo delle imprese e nella mente dei dirigenti d’azienda. Invece meno, assai meno, il processo che dovrebbe portare all’equità di genere, all’abbattimento del gender gap, soprattutto nelle posizioni apicali delle imprese. Lo rivela un’analisi di Mercer, gruppo Marsh McLennan, società che opera nel campo dei piani di investimenti, del benessere e della salute. Lo studio mette in evidenza che gli obiettivi ESG sono presenti nel 95% dei piani di incentivazione dei Ceo. Parimenti, come scritto in precedenza, solo una donna su cinque si siede sulla poltrona del comando. Lo studio è stato realizzato per analizzare le retribuzioni fisse e variabili degli amministratori delegati e degli organi di amministrazione e controllo. Quindi, altro che passi in avanti verso il gender gap, la situazione resta assai complicata. 

Sul gender gap

A proposito degli indicatori di gender balance, che dovrebbero portati a fornire dati per poi procedere all’inserimento di figure femminili nell’organigramma aziendale, si nota che questi indicatori sono presenti nel 65% dei piani STI (Short Term Incentive) e nel 57% dei piani LTI (Long Term Incentive) degli amministratori delegati, ma poi non c’è corrispondenza nel collocamento di figure femminili nelle posizioni dirigenziali. Nel 2023 le donne hanno raggiunto una quota del 33% se si considera la posizione di quadro (in aumento rispetto al 31% del 2022) e la soglia del 20% se si guarda alla classe dirigenziale totale delle società quotate.

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