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Dal nucleare in elenco tecnologie per ridurre le emissioni al picco dei combustibili fossili entro il 2030

1 – I soldi scarseggiano, l’inflazione sale e incide sul potere di acquisto delle famiglie, così si scelgono i prodotti più convenienti, anche se meno green. L’indagine di Agos Green Life in collaborazione con Eumetra, rivela che la Generazione Z rappresenta un’eccezione, risultando più attenta del 5%, rispetto ai dati del 2022, alle tematiche legate alla sostenibilità sociale e di governance.

2 – La Commissione Industria del Parlamento Ue ha votato per reinserire il nucleare nell’elenco delle tecnologie ammissibili per un trattamento preferenziale in base alle politiche di riduzione delle emissioni. La Commissione Ue aveva presentato il suo Net-Zero Industry Act a marzo in risposta all’Inflation Reduction Act degli Stati Uniti, che prevede miliardi di dollari in sussidi per le industrie pulite. La legge individua le tecnologie chiave che potranno beneficiare di autorizzazioni più rapide e di un controllo più flessibile sugli aiuti di Stato da parte delle autorità garanti della concorrenza dell’Ue per garantire che una quota della produzione avvenga in Europa.

3 – Accelerare il ritmo della riduzione delle emissioni in uffici, trasporti, agricoltura. Lo ha ribadito il commissario europeo per il Clima, Maros Sefcovic. Secondo un rapporto della Commissione europea, l’Ue deve ridurre l’inquinamento da gas serra quasi tre volte più rapidamente di quanto abbia fatto nell’ultimo decennio per raggiungere i suoi obiettivi climatici.

4 – Secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA), la domanda mondiale di combustibili fossili dovrebbe raggiungere il picco entro il 2030, con l’aumento delle vetture elettriche e con l’economia cinese orientata verso energie più pulite. Il rapporto contrasta con il punto di vista del gruppo di produttori di petrolio dell’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio, che vede la domanda in aumento anche oltre il 2030, chiedendo trilioni di nuovi investimenti nel settore.

5 – Uno studio guidato dall’Arctic University of Norway e pubblicato sulla rivista Nature stima in una forbice tra 1,7 e 2,3 gradi il livello di riscaldamento globale che può generare perdite ingenti e rapide di calotta glaciale della Groenlandia. Anche uno sforamento solo temporaneo degli 1,5 gradi porterà a uno scioglimento sostanziale.

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