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L’Head of sustainability and stakeholder management Unipol Group a SostenibileOggi.it: “Italia è un paese sottoassicurato”
L’assicurabilità dei rischi e un piano di adattamento al climate change per ridurre i potenziali danni per le imprese. Gli eventi climatici avversi sono in evidente crescita negli ultimi tempi, procurando danni in diversi settori, per esempio nell’agricoltura. Si pone sempre più la questione per le imprese di affidarsi a polizze assicurative per tutelarsi dai rischi del clima, per disporre poi di risorse per rispondere alle esigenze dei clienti e quindi non uscire dal mercato di competenza. Marisa Parmigiani, Head of sustainability and stakeholder management Unipol Group e presente al recente Forum della Sostenibilità a Roma, racconta a SostenibileOggi.it la strategia di Unipol sul rapporto tra assicurazione e rischio climatico per le imprese.
Gli eventi catastrofici si stanno susseguendo negli ultimi tempi, quanto è cresciuta la domanda di prodotti assicurativi da parte delle imprese?
Se c’è stato un incremento delle richieste per rischi di eventi atmosferici estremi lo sapremo solo a fine anno, redigendo il bilancio, ma posso pensare a un aumento e credo sia fisiologico; le assicurazioni svolgono un ruolo fondamentale nella lotta al cambiamento climatico, non solo in merito ai processi tradizionali di trasferimento del rischio attraverso l’offerta di prodotti assicurativi, ma anche nel supportare le imprese a predisporsi per evitare l’esposizione ai rischi.
A cosa serve in concreto una polizza assicurativa per le imprese, pubbliche o private che siano?
L’assicurazione serve per coprire rischio residuo e rendersi resilienti ai cambiamenti climatici, aiutando le imprese a comprendere il pacchetto delle nostre azioni per mettere in sicurezza la loro attività. Ci sono aziende che sono più attente sul medio periodo ed è un elemento che va valorizzato.
Però l’Italia punta poco sulle polizze che offrono una protezione alle aziende e anche ai privati per i danni che sono provocati dal climate change, secondo un’indagine compiuta sul 2022 dell’Italian Insurtech Association (IIA). Solo il 10% degli agricoltori ha sottoscritto una polizza nel 2022.
Siamo certamente un paese sottoassicurato, vantiamo una scarsa cultura dell’assicurazione come strumento di protezione anche perché a fronte di calamità naturali estese, in più occasioni poi è intervenuto lo Stato a risarcire. Ma le risorse pubbliche ormai sono insufficienti, considerando la quantità di eventi che si stanno verificando con sempre maggiore frequenza e soprattutto c’è una sostanziale differenza: la tempestività della liquidazione in caso di evento climatico avverso. Il 40% delle imprese non assicurate fallisce in due anni dopo l’emergenza climatica che ha prodotto danni al proprio business perché non riesce a trattenere i propri clienti, a rispondere subito alle esigenze dei suoi clienti. La protezione assicurativa consente di recuperare immediatamente forze fresche per reagire alla difficoltà e così non si esce dal mercato. Per rafforzare questa convinzione nelle imprese si deve lavorare sulla formazione e anche sulla premialità in alcuni settori, come quello agricolo.