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La norma sulla dovuta diligenza rende le aziende responsabili degli abusi nella loro catena di approvvigionamento

Accordo sul clima, distanza sulla finanza. Si era incagliata nel dialogo che pareva senza costrutto tra il Parlamento Ue e i paesi membri negli ultimi mesi, con le pressioni dei settori economici interessati, in primo luogo le lobby finanziarie. Invece, con un colpo di coda, la CSDDD, ossia la direttiva per prevenire e mitigare gli impatti delle società lungo la catena di fornitura, ha messo d’accordo le parti, con la postilla dell’esclusione del settore finanziario dalle nuove regole, in merito al dovere di vigilanza o “dovuta diligenza”. Dunque, nei prossimi anni le aziende saranno totalmente responsabili degli abusi lungo la loro supply chain. Ci saranno organi di vigilanza che potranno sanzionarle – se colpevoli – fino al 5% del fatturato globale.

Il Parlamento Ue in un primo momento spingeva per inserire anche il pacchetto relativo al settore finanziario nel dispositivo sulla CSDDD, cosa che potrebbe avvenire in un secondo momento ma la novità maggiore riguarda il clima: l’intesa prescrive infatti che le aziende e gli attori della finanza dovranno rendicontare sui piani adottati in linea con quanto messo su carta nell’Accordo di Parigi 2030

Secondo le parti, in ogni caso l’accordo sulla CSDDD rappresenta una piccola rivoluzione per la presa di coscienza collettiva contro i comportamenti sinora impuniti dei colossi aziendali sui dipendenti. Si parla di violazioni di diritti umani: le vittime potranno richiedere un risarcimento a un tribunale Ue, se saranno in grado di dimostrare l’abuso subito.

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