Tempo di lettura: 4 minuti

Loading

Il CFO and Sustainability Officer del Gruppo a SostenibileOggi.it: “Il nostro obiettivo è lavorare per il benessere della comunità”

La sostenibilità come nuovo modo di pensare, di sentire, di pianificare il business, giorno dopo giorno, nella consapevolezza della correlazione stretta tra i risultati finanziari e gli impatti sull’ecosistema ambientale e sociale, e viceversa. Michele De Capitani, CFO and Sustainability Officer di SACE, spiega a SostenibileOggi.it la strategia ESG del Gruppo.

Cos’è la sostenibilità oggi per SACE?

Abbiamo iniziato questo percorso un anno e mezzo fa con l’aggiornamento del piano industriale che si chiama INSIEME2025. La sostenibilità non è il pilastro della strategia, bensì è la nostra strategia. Tutto quello che abbiamo definito in un orizzonte temporale di tre anni si basa sul desiderio di lavorare in un’ottica sostenibile che definisce un nuovo modo di pensare, di sentire, di pianificare il business nel day by day. Il nostro obiettivo è lavorare per il benessere della comunità, dove i nostri clienti sono italiani ed esteri. I risultati finanziari determinano impatti sull’ecosistema sociale e a loro volta gli impatti determinano conseguenze finanziarie, sono elementi correlati. Un’altra caratteristica nel nostro approccio alla sostenibilità è l’ascolto attivo degli stakeholder: la sostenibilità non è qualcosa che qualcuno può fare per conto suo, piuttosto è un qualcosa che si può raggiungere attraverso un percorso di partnership attivo. In questa direzione ci siamo già mossi: alla recente edizione del Forum Multistakeholder, funzionale alla realizzazione del Report annuale sulla Sostenibilità, abbiamo inserito una sessione a porte chiuse con 20 Ceo italiani per ascoltare quali possono essere le azioni sinergiche, di sistema, che SACE può mettere in campo con i loro clienti. Inoltre, abbiamo costituito nell’ultima parte del 2023 lo ‘Young Advisory Board’, il nuovo comitato composto da 15 giovani talenti che contribuiranno a disegnare le nuove direzioni di sviluppo dell’azienda e domani, dopo l’esperienza di successo dello scorso anno, abbiamo organizzato anche la seconda edizione dell’annuale Workshop SACE ESG Dialogue for Systemic Impact, dedicato ai temi della sostenibilità e delle strategie di impresa in questa direzione. Protagonisti un numero selezionato di stakeholder di primario standing del mondo imprenditoriale e bancario che, durante l’incontro a porte chiuse, dialogheranno con noi raccontando le loro riflessioni ed esperienze e identificando spazi e occasioni di collaborazione per un impatto sistemico. L’evento sarà moderato dalla Prof. Victoria Hurth, Fellow della University of Cambridge’s Institute for Sustainability Leadership, e quest’anno vedrà la partecipazione come keynote speaker di Tony Juniper, Presidente dell’agenzia di conservazione naturale Natural England e Fellow allo University of Cambridge Institute for Sustainability Leadership, che introdurrà il tema della biodiversità, i rischi, le opportunità e il ruolo delle aziende in questo contesto.

SACE ha annunciato la Strategia ESG in occasione di Cop28 di Dubai: quali sono i punti fondamentali? 

Ci sono stati sei-sette mesi di lavoro inclusivo. La nostra Strategia ESG è fondata su due pilastri, ossia agire come acceleratore allo sviluppo sostenibile del sistema economico dove operiamo e poi essere sostenibili day by day nell’attività quotidiana.

Per il primo pilastro sono state individuate diverse aree: 

1) Il nostro approccio commerciale è cambiato, impostato non solo sul ritorno finanziario ma anche sull’impatto che possiamo produrre. Vogliamo costruire il nostro portafoglio puntando su settori sostenibili come le microplastiche, l’energia rinnovabile, la mobilità sostenibile, la circular economy. Operazioni di questo tipo devono diventare il 50% del portafoglio clienti di SACE entro il 2030.

2) È cambiata anche la nostra value proposition, con strumenti e prodotti che nascono per produrre un impatto ambientale e sociale. Mi riferisco soprattutto alla realizzazione di un’ecosistema ESG aperto a cui le PMI possono accedere gratis e trovare contenuti, informazioni, partnership, training, per accelerare il percorso verso lo sviluppo sostenibile.

3) Processi core: dal recupero all’underwriting, alla gestione del rischio, sono state introdotte metriche di sostenibilità per ridefinire questi processi in vista della valutazione dell’impatto. Inoltre, a proposito della finanza sostenibile, ci siamo dotati di policy per targettare i prodotti sostenibili oppure quelli orientati su tematiche sostenibili.

Per quanto riguarda il secondo pilastro, lavoriamo sull’ottimizzazione degli sprechi, sulla mobilità sostenibile, sul procurement sostenibile, con un rating di fornitori che devono rispettare certi parametri per lavorare con SACE. 

Nell’ambito della strategia ESG una delle operatività è quella che verte sulla ristrutturazione delle aziende in chiave sostenibile: ci spiega meglio?

Fa parte del nostro modo di ripensare i processi core delle aziende, fa parte del nostro business case. Esistiamo per i sinistri, abbiamo crediti da recuperare, è il motivo della nostra esistenza, ci siamo chiesti come condurre questo processo core ogni volta che dobbiamo recuperare o ristrutturare un credito. Quindi, si è stabilito che ogni volta ci si accorda con la parte debitrice per devolvere parte del debito e del credito a un progetto sostenibile, sia esso ambientale o sociale. È avvenuto con la Sampdoria: c’è stato l’impegno della nuova proprietà a promuovere concrete iniziative su tematiche ESG, a sostegno del tessuto sociale, a supporto dei giovani e delle fasce sociali più deboli, nell’ambito di un percorso condiviso con SACE stessa. In linea con gli obiettivi dell’accordo di ristrutturazione è stato garantito l’accesso gratuito alle strutture sportive, anche allo stadio, della Samp per i minori da famiglie con un ISEE basso e per i disabili.

Quanto è difficile in Italia orientare gli investimenti verso i settori del futuro (es. rinnovabili, bioplastiche, mobilità sostenibile…)?

Il nostro Piano INSIEME2025, attraverso il quale puntiamo a raggiungere 65 mila PMI entro il 2025 dalle 44 mila che serviamo oggi, parte dall’analisi dettagliata su microplastiche, rinnovabili, ma anche su costruzioni sostenibili, agritech, bioeconomy, silver economy. Abbiamo mappato le aziende italiane, vogliamo fare business con i player del settore e passare dal 10% che abbiamo ora a bilancio su questi settori al 50% entro il 2030. Inoltre, nel 2024 ci aspettiamo di avere sei miliardi di operatività nel settore, un obiettivo importante, non certo facile, ma siamo confidenti di raggiungerlo.

Quanti progetti “green” ha sostenuto SACE negli ultimi tre anni?

Il governo, con il DL Semplificazioni di luglio 2020 ha identificato SACE come attuatore del Green New Deal italiano attraverso il rilascio di garanzie “green”: siamo a 11 miliardi di euro di operatività, sono 600 progetti diversificati di cui il 92% a beneficio di PMI e MID Cap.

Che obiettivi di impatto si pone SACE e come potrà monitorarli?

Ci siamo posti obiettivi tattici. Per onestà intellettuale non possiamo porci obiettivi a lungo termine se non siamo certi di quanto impattiamo al momento: nel 2024 abbiamo messo in campo un modello che monitora il nostro impatto sulla base dei 17 Sustainable Development Goals delle Nazioni Unite (SDGs), poi saremo in grado di fare stime.

Articoli correlati