![]()
Innalzata la soglia dal 10% al 20% della riduzione dello spreco alimentare e dal 2025 parte la raccolta separata degli indumenti
Produttori del tessile, tra calzature e abbigliamento, responsabili dal punto di vista ambientale. E anche un rafforzamento delle politiche contro il fenomeno sempre più diffuso dello spreco alimentare. L’Ue decide di accelerare su due temi piuttosto sentiti, che riguardano settori industriali con un giro d’affari a svariati zeri, partendo dai dati che fanno capire quanto sia necessario cambiare marcia: nell’ultimo anno sono stati generati 60 milioni di tonnellate di rifiuti alimentari e 12.6 milioni di tonnellate di rifiuti tessili. Ecco perché è stata innalzata la soglia – dal 10% al 20% – della riduzione dello spreco alimentare, inteso come il processo di produzione e di trasformazione dei cibi. La soglia è invece raddoppiata, quindi al 40%, sulla ristorazione al dettaglio. Non è certo un obiettivo semplice da centrare, considerando che i risultati dovrebbero essere raggiunti, secondo i parlamentari Ue, entro la fine del decennio. Anche il Parlamento Ue, così come fatto dalla Commissione Ue, ha deciso di tener fuori, almeno per il momento, gli agricoltori, scesi in strada con i trattori nelle scorse settimane, dall’applicazione della nuova politica sui vincoli sulla produzione alimentare.
La raccolta separata nel tessile
E non meno ambiziosi sono i programmi per responsabilizzare i produttori del tessile. Dall’avvio del 2025 infatti in ogni Stato che fa parte dell’Ue si dovrebbe rendere obbligatoria la raccolta separata degli indumenti (anche quelli contenenti pellame), così da rendere più agevole il processo di riciclo. La responsabilità dei produttori dei ciclo di vita dei tessuti è la strada che l’Ue prova a sostenere da tempo: risale alla scorsa estate il pacchetto di proposte della Commissione europea per la produzione sostenibile nella scia degli impegni assunti dal Green Deal, partendo appunto dalla responsabilità estesa nel tessile, che vuole essere una specie di incentivo per le aziende dell’abbigliamento nella riduzione dell’uso intensivo di materiale.